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La Donna che "Amo" è Aretha Franklin. Firmato Silvia Tancredi

Silvia Tancredi Franklin ROMA - Cinquew.it ha chiesto alle donne italiane un contributo scritto su una figura femminile apprezzata per le sue gesta, il suo coraggio, la sua cultura. Anche non più tra noi. Di seguito l'intervento di Silvia Tancredi.
Aretha: la regina del soul. «Aretha, ragazzi, è davvero fantastica. L’avevo seguita fin da quando aveva quattordici, quindici anni e cantava nella chiesa di suo padre. E cantava sempre con l’anima. Lei è la mia unica sorella. In qualche modo ha la passione e il sentimento di suo padre. Quando C.L. Franklin, uno degli ultimi grandi predicatori, recita un sermone, ti costruisce così bene la sua tesi che non puoi non vedere la luce. Lo stesso quando Aretha canta. È tutta un fervore. Mi piaceva da morire per come cantava i gospel […] Se prendessi tutte le cantanti che ci sono in giro e le ascoltassi notte e giorno, non sarei ancora felice senza almeno qualcosina di Aretha. Quando gli altri riuscivano a raggiungerla, lei era già chilometri più avanti. […] Date retta a fratello Ray: Aretha è sempre la migliore».
Così il grande Ray Charles diceva di lei, Aretha Franklin, definita ormai da tutto il mondo musicale e non solo, “The Queen of Soul”. Ha inventato un modo di cantare che rimarrà nella storia, ma soprattutto una grande donna che ha sempre portato con sé, lungo tutto il suo percorso artistico, la più intima spiritualità. Cresciuta a Detroit nella chiesa battista del padre e allieva prediletta di Clara Ward, “rappresenta sulla scena contemporanea nientemeno che un simbolo della grandiosità del più genuino canto negro e della sua capacità d’imporsi e conquistare”.
La vita di Aretha non è mai stata una delle più serene, e anche questo aspetto diventa un comune denominatore quando si confrontano le “grandi voci” che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della musica. Spesso sembra quasi che ci sia un legame tra l’esigenza di esprimere il proprio dolore e la successiva liberazione avvenuta attraverso la catarsi del canto: questo ha permesso, per ogni “genio” musicale, la creazione di veri e propri stili espressivi, spesso determinanti e caratterizzanti la nascita di un nuovo genere.
Aretha crebbe sola e repressa, avendo a disposizione poche valvole di sfogo emozionale a parte la chiesa. Sua sorella Emma diceva di lei: «È un’introversa che diventa viva solo sul palcoscenico». Dopo un periodo di tribolate vicissitudini (ebbe il suo primo figlio a soli quindici anni) e tentativi poco fruttuosi, nel 1967 iniziò a registrare per l’Atlantic, dove Jerry Wexler aveva compreso che per poter “far volare Aretha” non bisognava stravolgere la sua identità più nera. “Wexler dichiarò: «La portai in chiesa, la feci seder al piano e lasciai che fosse se stessa». Da questo momento in poi Aretha diede l’impressione di essersi liberata di tutte le remore presenti nel suo lungo apprendistato e di essere pronta una volta per tutte a darsi senza più freni all’estasi profana della sua musica”.
Dopo il suo primo disco con l’Atlantic la sua carriera prese il via senza più fermarsi dando alla luce una serie di capolavori come A Natural Woman, Chain Of Fools, Think, Since You’ve Been Gone, Call me, Respect - cover di un singolo di Otis Redding - facendo di lei la regina incontrastata della soul music.
La voce di Aretha è risoluta, lo specchio di una donna che pretende di essere ascoltata e rispettata, ma anche fragile, ombrosa o sensuale. Ha il piglio tonante e avvolgente delle “preacher”, ma anche, di tanto in tanto, il ghigno al vetriolo della donna del blues. E sa creare una tensione drammatica abbagliante, scalando, con rapimento ma anche senso delle proporzioni, montagne di feeling, gonfiando i muscoli attraverso la melodia, frustando le parole del testo e ampliandone il senso. È una voce che rende eloquenti i contrasti. A tratti presenta un registro pienamente gospel, abrasivo e sferzante, altre volte una più urbana sofisticazione. Ha una rimarchevole presenza ritmica, il pulsare frenetico e vibrante della musica religiosa sui tempi rapidi, e su quelli lenti una certa asimmetria di accenti assorbita dalla Washington.
Portavoce di un prorompente bisogno, lungo tutto il corso della sua splendida carriera Aretha ha sempre rinnovato la sua originaria appartenenza alla musica gospel, sia attraverso lo stile della sua vocalità sia attraverso i contenuti delle sue composizioni, impersonando ogni volta la nuova cultura afro-americana che si andava affermando, ed i suoi ideali.
La sua lotta per l’affermazione dell’uguaglianza tra gli uomini e le donne di diverse etnie, colore, religione, appartenenza politica, è stata il cuore pulsante della sua ispirazione e forza comunicativa.
L’esigenza di urlare al mondo il bisogno di amore ha caratterizzato da sempre questa grande cantante, una voce unica che ha lasciato un segno indelebile che difficilmente il corso della storia riuscirà a cancellare.


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Data:  5/3/2012   |    © RIPRODUZIONE RISERVATA            STAMPA QUESTO ARTICOLO            INVIA QUESTO ARTICOLO


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