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La Donna che "Amo" è Lucrezia Borgia. Firmato Gaia Conventi

borgia-lucrezia ROMA - Cinquew.it ha chiesto alle donne italiane un contributo scritto su una figura femminile apprezzata per le sue gesta, il suo coraggio, la sua cultura. Anche non più tra noi. Di seguito l'intervento di Gaia Conventi.
La Donna che "Amo" è Lucrezia Borgia. Perché lei, vi starete chiedendo, magari dopo aver visto il serial televisivo dedicato ai Borgia. Lo so, la televisione porta con sé l’atavica credenza che lì, in quello scatolone di luci e colori, le cose vengano raccontate con cognizione di causa. In realtà non è sempre così, la fruizione sul piccolo schermo ha tempi tecnici che escludono a priori la profondità d’analisi. Grandi personaggi storici ne hanno fatto le spese, tra loro anche Lucrezia Borgia.
Per renderci conto di chi fosse realmente, è utile prestare attenzione a uno dei grandi classici che la vedono protagonista. Era il 1939 e Maria Bellonci decise non tanto di riabilitare Lucrezia Borgia, quanto di raccontare le cose con metodo.
Io amo Lucrezia Borgia e non ne ho mai fatto mistero, siamo entrambe ferraresi d’adozione e mi sono resa conto che tra i miei concittadini serpeggiano ancora credenze sbagliate sul suo conto. Non lo dico per partito preso, e non lo dice soltanto la Bellonci. Molti sono i saggi scritti a riguardo, ma non sempre si è andati oltre la pessima nomea che, ora come allora, ha fatto di Lucrezia Borgia una delle donne più infide e pericolose della storia. Vorrei poi aggiungere che Ferrara si è sempre dimostrata piuttosto guardinga nei confronti delle persone venute da fuori: ci vuole tempo per farsi apprezzare dai ferraresi e Lucrezia ci riuscì. Purtroppo questo risultato è stato poi travolto dall’oblio e dai pregiudizi.
Un breve sunto della vita di Lucrezia Borgia saprà chiarirvi i motivi di questa sua pessima fama.
Lucrezia era figlia di Rodrigo Borgia – in seguito eletto papa col nome di Alessandro VI, pontefice discutibile, sia chiaro, ma non il peggiore – e sorella di Cesare Borgia, il Valentino.
I Borgia erano dei parvenu, è il caso di sottolinearlo, Rodrigo Borgia – già cardinale facile al rincorrere gonnelle – diventò papa quasi per caso. Grazie a lui l’intera famiglia ne trasse notevoli benefici, ma guai a pensare che il suo fosse un caso raro.
Vannozza de’ Cattanei diede a Rodrigo Borgia quattro figli, i più famosi sono senza dubbio Cesare e Lucrezia. Le vicende dei due sono strettamente legate e la fama di Cesare ampiamente meritata, lo stesso non si può dire per Lucrezia.
Cesare uccide il fratello Juan – pavido in guerra e donnaiolo incallito in tempo di pace – e intrattiene un’indecorosa relazione con la moglie di Jofrè, l’altro fratello.
Juan non è però l’unico a imbattersi nelle maniere spicce di Cesare Borgia, Giovanni Sforza – primo marito di Lucrezia – viene convinto a suon di minacce a dichiarare il matrimonio non consumato. E’ proprio Lucrezia ad avvertire il marito del pericolo, ma Giovanni Sforza non ne tiene conto quando, spinto dal rancore, dichiara Lucrezia donna lussuriosa e atta ad amori incestuosi col padre e il fratello.
Per sottrarsi a queste accuse, Lucrezia entra in convento e lì – per ironia della sorte – incontra il Perotto, uomo di fiducia inviatole da Rodrigo Borgia. I due intrattengono una relazione da cui nasce Giovanni Borgia, l’infante romano. E qui viene a crearsi l’ennesimo pasticcio, perché Lucrezia deve trovare marito e occorre sia illibata. Con una bolla papale il piccolo Giovanni viene prima dichiarato figlio di Alessandro VI e poi di Cesare Borgia, creando quella confusione che nei secoli alimenterà ulteriormente le dicerie sull’incesto in casa Borgia.
Il Perotto scompare dalle scene per mano di Cesare Borgia. Ora Lucrezia può annoverare un primo marito fuggito per salvarsi la vita, un giovane amante morto per mano del fratello e un nuovo matrimonio in arrivo: con Alfonso di Bisceglie, figlio illegittimo di re Alfonso II di Napoli e fratello di Sancia – moglie di Jofrè e amante di Cesare Borgia, come già ho avuto modo di dirvi.
Il matrimonio combinato diviene ben presto un matrimonio d’amore, ma l’idillio viene bruscamente interrotto, ancora per mano di Cesare.
Lucrezia si ritrova vedova e con un secondo figlio, Rodrigo d’Aragona, che sarà costretta ad abbandonare a Roma quando partirà per Ferrara.
Con una pessima reputazione e una dote favolosa, Lucrezia Borgia è destinata in moglie ad
Alfonso d’Este, primogenito dell’astuto e avido Ercole d’Este che, su consiglio dei francesi, alza la posta per ottenere il massimo dall’unione, salvo poi fare piani per impedirla.
Lucrezia Borgia porta con sé terre, castelli e nomine ecclesiastiche, ma deve ben presto vedersela con una famiglia che non la ritiene all’altezza del casato estense. A rincarare la dose ci pensa Isabella d’Este, reggente di Mantova col marito Francesco Gonzaga. Isabella è tra le donne più famose del suo tempo e non tollera d’avere rivali proprio nella sua Ferrara. A questo va aggiunta la simpatia che Francesco Gonzaga nutre per la giovane cognata, un rapporto che solo più tardi diventerà amore fraterno. Per approfondire gli amori ferraresi di Lucrezia e il suo rapporto con Isabella d’Este, vi consiglio la lettura di “Rinascimento Privato” di Maria Bellonci.
Alfonso d’Este non brilla in società, preferisce l’arte di fondere cannoni a quella del corteggiamento e le donne di dubbia reputazione alla compagnia muliebre. Sale al potere alla morte del padre, coadiuvato dal fratello, il cardinale Ippolito d’Este. E di nuovo, incredibilmente, il cognome dei Borgia riecheggia nefasto: Ippolito, fa aggredire il fratello Giulio, poiché entrambi amano la stessa donna, Angela Borgia, che Lucrezia ha portato con sé da Roma. Un folle gesto di gelosia che Alfonso non punisce e che porta i fratelli minori, don Giulio e don Ferrante, al complotto per cui vengono condannati a morte. La sentenza viene commutata in ergastolo all’ultimo istante, mentre il boia è già pronto a calare la scure.
Nel frattempo si susseguono le numerose gravidanze di Lucrezia, incredibilmente gli unici figli a diventare adulti sono quelli che non portano nomi borgiani, come se già Lucrezia non avesse fin troppo risentito della pessima influenza di quel cognome. Proprio i numerosi parti saranno la causa della sua prematura scomparsa, nefasto accadimento che gettò il popolo ferrarese nello sconforto. Negli anni Lucrezia Borgia era diventata paladina dei poveri e protettrice di numerosi artisti.
Ecco perché amo Lucrezia Borgia, conoscerla e apprezzarla è un modo per sconfiggere le dicerie e i pregiudizi. Pessimi consiglieri di cui dovremmo sempre diffidare.
Data:  11/11/2011   |    © RIPRODUZIONE RISERVATA            STAMPA QUESTO ARTICOLO            INVIA QUESTO ARTICOLO


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