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La Donna che "Amo" è mia madre. Firmato Angela Lonardo

lonardo-angela ROMA - Cinquew ha chiesto alle donne italiane un contributo scritto su una figura femminile apprezzata per le sue gesta, il suo coraggio, la sua cultura. Anche non più tra noi. Di seguito l'intervento di Angela Lonardo.
Ci sono delle domande la cui risposta è semplice, dovresti darla subito, eppure subito non ce l'hai. Come quando da bambini ti chiedevano: "Vuoi più bene a mamma o a papà?" Lì per lì la risposta, quella secca, che ti fa propendere per uno dei due non ti usciva, perché temevi di fare un torto a quello non scelto, e allora automaticamente rispondevi: "A tutti e due". Ecco, quando mi è stato chiesto di scrivere di una donna che amo, lo ammetto, ho vissuto qualche istante di panico. Nella testa mi si sono affollati immagini e nomi, e ho quasi rivissuto quella sensazione infantile di esitazione, di non sapere dare una risposta immediata.
Più ci pensavo, più non ne venivo fuori. Rita Levi-Montalcini, Oriana Fallaci, Madre Teresa di Calcutta, Anna Magnani, Eleonora de Fonseca Pimentel. Nomi nella testa a ripetizione. E poi ancora Sylvie Guillem, non posso dimenticarla e non amarla. Danzatrice superba, ma la amo come danzatrice, non so se la amo come donna. Finirei per parlare della sua arte, della sua carriera, rendendomi conto di non sapere se apprezzo la persona quanto la ballerina. Per questo non voglio parlare di un'artista, o comunque di una persona nota, ma di una persona a me nota. Per questo parlo di mia madre, perché io amo quello che conosco.
Mia madre non ha inventato nulla, non ha vinto né un Nobel né un Oscar. Ha solo inventato me. Mi ha cresciuta e coccolata. Mi ha accompagnata all'asilo, a scuola e a scuola di danza. Solo quando sono diventata grande abbastanza per andarci da sola ha cominciato a lavorare. E oggi continua a farlo. Insegna. Fa uno dei mestieri che in Italia prima era tenuto in grande considerazione, mentre ora è pienamente sottostimato oltre che sottopagato. Prima anche solo la maestra, e non la professoressa, era una persona "importante", circondata da un'aura di onorabilità. Perché innanzitutto si portava un sacro rispetto per chi aveva studiato, e poi perché si pensava che l'insegnante fosse una figura di riferimento e determinante per il futuro dei propri figli. Oggi il rispetto lo si ha per chi ha i soldi, e l'istruzione non determina più niente, è la televisione che determina tutto. Il passepartout per il mondo del lavoro non è più la laurea ma il reality show. Se oggi fare l'insegnante non è facile è perché non è facile insegnare a chi non vuole imparare.
Mia madre come tante altre colleghe ha dovuto subire per anni il precariato e si imbatte in studenti sempre più demotivati e ingestibili, che non hanno riguardo per chi è dietro la cattedra, e che in classe come fuori parlano tra di loro con i toni isterici e incontrollati dei coinquilini del "Grande fratello". Mia mamma il "Grande fratello" lo detesta, proprio perché non sopporta i toni inutilmente fuori misura, le esagerazioni.
Già, le esagerazioni: siamo bombardati dagli eccessi. Lei, invece, fa parte di quelle che ritengono di dover ricorrere al chirurgo solo quando sventuratamente è la salute che lo obbliga, e non quando l'ispira fanaticamente la comparsa di rughe e rotolini. E non è neanche una di quelle che comprano borse griffate che costano quanto due mesi del suo stipendio.
Lei il suo stipendio, quello che percepisce formando gli altri, lo usa per la mia formazione.
In lei vedo la donna di ieri e quella di oggi. Mia madre non prepara le tagliatelle fatte in casa e non ricama centrini all'uncinetto, ma della donna di ieri ha il senso del pudore, del dovere e della misura, conosce la fedeltà e il sacrificio.
Della donna di oggi ha la praticità che i tempi dettano. Combatte quotidianamente con mezzi pubblici in perenne ritardo, compra a volte cibi precotti e va all'Ikea.
Questo è il ritratto di una donna straordinariamente normale quando la normalità vera è un valore raro. Quando passa per normale chi cerca di dimostrare a tutti i costi meno anni di quelli che ha, chi ostenta anche quello che non ha. Lei non ha mai nascosto le sue debolezze e non mi ha mai fatto pesare le mie. Mi ha lasciata essere vegetariana, mi ha lasciata studiare quello che volevo, mi ha lasciata sbagliare, mi ha lasciata semplicemente libera di crescere, ma non mi ha mai lasciata sola.
Amo lei e le donne come lei. Quelle donne che non vendono la propria immagine ma puntano sul proprio talento, quelle che non vogliono far parlare di sé ma hanno qualcosa da dire, quelle che non scelgono scorciatoie ma compiono l'intero percorso, quelle che hanno cambiato qualcosa per il mondo, e anche quelle che hanno cambiato qualcosa per il loro piccolo mondo. Proprio come mia madre.
Data:  4/10/2011   |    © RIPRODUZIONE RISERVATA            STAMPA QUESTO ARTICOLO            INVIA QUESTO ARTICOLO


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