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La Donna che "Amo" è Rita Levi-Montalcini. Firmato Stefania Linguerri

levi-montalcini-rita ROMA - Cinquew ha chiesto alle donne italiane un contributo scritto su una figura femminile apprezzata per le sue gesta, il suo coraggio, la sua cultura. Anche non più tra noi. Di seguito l'intervento di Stefania Linguerri.
Rita Levi-Montalcini una pagina della storia della medicina al femminile. Scienziata e donna, anzitutto. Ricercatrice, senatore a vita, nonché premio Nobel (1986, per la medicina). Rita Levi-Montalcini è un pezzo di storia che la scienza ci ha donato. Ma, accanto alla preparazione tecnica e teorica, la nostra grande scienziata vanta un intuito fuori dal comune, una memoria impressionante, e una volontà di acciaio temperato, insieme ad altre doti che trasformano un ottimo ricercatore in un genio. Nasce il 22 aprile del 1909 a Torino insieme alla sua gemella Paola. Come tutte le bambine di inizio secolo Rita, Paola e la sorella Anna crescono in un'Italia che si sta evolvendo, dove essere donna voleva dire avere un ruolo sociale definito di madre, moglie e donna di casa. Ma Rita si ribella a questi cliché imposti dalla società e contro ogni imposizione e anche contro la volontà del padre a vent’anni ottiene il diploma di maturità classica. Quando si iscrisse a medicina sperava di seguire l'esempio di Albert Schweitzer, che curava "gli ultimi del mondo" in Africa. Entrata alla scuola medica di Levi all'età di vent'anni, si laurea nel 1936. Nel 1951-1952 scopre il fattore di crescita nervoso noto come NGF, che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali. Per circa un trentennio prosegue le ricerche su questa molecola proteica e sul suo meccanismo d'azione, per le quali nel 1986 le viene conferito il Premio Nobel per la Medicina.
Ho sentito parlare di Rita Levi-Montalcini in un’intervista per i suoi 100 anni, o meglio prima di allora avevo notato la scienziata ma non la donna, devo dire che ne sono rimasta affascinata. Lei è un esempio vivente di dove le donne possono arrivare (avendone le doti intellettive) quando non si identificano unicamente con il corpo.
Non credo…, affermava con l’umiltà che solo i grandi hanno, che l'intelligenza sia del tutto programmata alla nascita. Insomma, non è genetica. Le donne, per esempio, valgono esattamente quanto gli uomini, anzi, sono dotate di una maggiore flessibilità cerebrale. Purtroppo nel corso della storia sono state tenute lontane dall'istruzione. Hanno sempre dovuto lottare doppiamente. Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale delle società.
Pensi…diceva al nostro Occidente. Ho appena scritto un libro dedicato ai ragazzi, l'ho pubblicato con una casa editrice per giovani. Ne sono fiera. L'abbiamo intitolato "Le tue antenate". Parla di donne pioniere. Quelle che hanno dovuto lottare contro pregiudizio e maschilismo per entrare nei laboratori, che hanno rischiato di vedersi strappare le loro fondamentali scoperte attribuite agli uomini, che si sono fatte carico della famiglia e della ricerca. Ma là dove hanno accesso al sapere, i risultati non mancano.
Nonostante il Nobel... "Il premio non mi ha portato alcun vantaggio economico diceva..(è stato devoluto in beneficenza).
Alla domande di una giornalista ”perché donne e perché Africa, Rita Levi-Montalcini risponde così: “Perché guardi che cosa abbiamo fatto in Africa, dagli anni del colonialismo in poi. Guardi come l'abbiamo violentata e usata. Distrutta. Una tragedia spaventosa. Abbiamo preso le loro ricchezze e speculato sulle debolezze che abbiamo contribuito a creare. Abbiamo molto da restituire, molto risarcimento da pagare. In istruzione, certo. L'unica salvezza possibile per le genti di ogni luogo è l'accesso alla cultura".
Della forte personalità della scienziata ci colpiscono il bisogno radicale di autonomia, soprattutto quella scientifica, e il coraggio di dire sempre quello che pensa. Nelle lettere troviamo affermazioni che contraddicono tutti i luoghi comuni sulla condizione femminile: l'autrice scrive che a differenza delle donne della sua generazione, il lavoro è stato tutto per lei e che non ha mai voluto né un marito né un figlio, perché non si sarebbe mai adattata a quel genere di vita. Nel lavoro non ha mai voluto essere il numero due, non ha mai accettato la direzione di qualcun altro e ha sempre affermato il proprio punto di vista, perché quel che le è sempre importato "è la verità, non il potere.
Data:  22/9/2011   |    © RIPRODUZIONE RISERVATA            STAMPA QUESTO ARTICOLO            INVIA QUESTO ARTICOLO


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