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Nucleare, Tirelli: è un pericolo? In Italia intanto si muore di amianto

tirelli-umberto AVIANO (PORDENONE) - “Mentre si parla tanto del nucleare e dei suoi potenziali effetti nocivi sulla salute, si dimenticano i numerosi fattori ambientali ai quali siamo esposti quotidianamente e che sono notoriamente dannosi alla salute, per esempio l’inquinamento da polveri sottili, da radon e non ultimo da amianto, tutte cause ben note da decenni ed alle quali sarebbe relativamente facile ridurre l’esposizione con i dovuti interventi istituzionali, auspicabili e necessari" – dichiara il prof. Umberto Tirelli – direttore del Dipartimento di Oncologia medica dell’istituto Tumori di Aviano. In effetti è un vero e proprio allarme quello dell’amianto, per l’elevata presenza di materiali contaminati in Italia ma soprattutto per il ritardo con cui si stanno attuando gli interventi di risanamento e bonifica delle strutture contenenti la pericolosa fibra. Secondo la fotografia scattata da Legambiente nel novembre scorso, a 18 anni dall’approvazione della legge 257/92 che imponeva l’obbligo di bonifica della fibra killer, ad oggi in Italia ci sono circa 50mila edifici pubblici e privati da bonificare. I dati forniti finora solo da 11 Regioni già delineano le dimensioni del problema: il totale dei metri quadrati di strutture in cemento-amianto è pari a circa 100 milioni di metri quadrati, a cui vanno aggiunti 600mila metri cubi di amianto friabile. Alcune stime del Cnr e dell’Ispesl parlano di 32 milioni di tonnellate presenti sul territorio nazionale, censimento fatto considerando solo le onduline in cemento-amianto, ma i numeri totali potrebbero essere molto maggiori. L’urgenza è dettata soprattutto dall’effetto cancerogeno dell’amianto, noto fin da metà degli anni 50 e dalle stime dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che da alcuni decenni classifica tutte le forme di amianto come cancerogeno per la specie umana. Gli organi per i quali l’evidenza di cancerogenicità è maggiormente dimostrata sono il polmone e le sierose: pleura, peritoneo e pericardio, i cui tumori maligni sono definiti mesoteliomi. Il mesotelioma, è uno dei tumori più subdoli che ogni anno provoca nel mondo dalle 15.000 alle 20.000 vittime. L’amianto è l’unico fattore di rischio documentato per i mesoteliomi, a prescindere dalla durata e dalla intensità dell’ esposizione. In Italia, l’esposizione all’amianto è causa di morte per tumore maligno della pleura per circa mille persone all’anno. Nel decennio 1988/97 sono stati rilevati 9.094 decessi (5.942 uomini e 3.152 donne) per tumore maligno della pleura. Questo dato è emerso dal rapporto ISTISAN “La mortalità per tumore maligno della pleura nei comuni italiani (1988-1997)” dell’Istituto Superiore di Sanità. Complessivamente si può stimare che i casi di cancro dell’apparato respiratorio attribuibili ad amianto, in Italia, attualmente siano almeno 1600 all’anno con un esposizione che in circa il 70% dei casi è stata professionale. Nessuna regione è esclusa: le più colpite sono il Piemonte (1.963 casi di mesotelioma maligno), la Liguria (1.246), la Lombardia (1.025), l’Emilia-Romagna (1.007) e il Veneto (856). Dai dati si evince l’origine della causa, professionale per il 69,8 % (6.640 casi di MM), familiare per il 4,5%, ambientale per il 4,7%, da attività di tempo libero per l’1,4% e altro per il 19,5%. Tra i settori di attività maggiormente coinvolti nell’esposizione professionale ci sono l’edilizia (15%), i cantieri navali (11,3%), l’industria pesante (11%), le attività di fabbricazione di prodotti in metallo (5,5%), l’industria del cemento-amianto (4,8%), l’industria tessile (6,5%), dei rotabili ferroviari (4%) e infine il settore difesa militare (4%). Nella stessa direzione vanno i rapporti del Registro Nazionale Mesoteliomi, secondo cui le stime di mortalità per mesotelioma in Italia mostrano una crescita nei decessi fino a toccare un picco di circa 700 morti negli uomini e 300 nelle donne in anni recenti. L’aumento è stato parallelo all’andamento del consumo nazionale di amianto. Inoltre, non esiste un livello di esposizione sotto il quale l’amianto risulta innocuo. Anche piccole esposizioni sia nel tempo che nella concentrazione della contaminazione possono far insorgere la malattia. Inoltre, la grande diffusione di amianto nel nostro paese causa un’esposizione a volte inconsapevole alla fibra, come verificato in alcuni casi di soggetti ammalati a causa della presenza di amianto in luoghi aperti al pubblico, quali uffici della pubblica amministrazione, scuole o uffici postali. “Va ricordato – conclude il prof. Tirelli - anche l’effetto moltiplicativo tra fumo di tabacco ed amianto, cioè l’aumento esponenziale del rischio per chi fuma ed è esposto all’amianto. Va tenuto presente che sempre più si sono registrati casi di tumori in soggetti che non sono venuti a contatto direttamente con l’amianto ma, per esempio, attraverso il contatto in ambiente domestico con gli indumenti utilizzati dai lavoratori esposti”. Considerato che nel 1992 in Italia vi è stato il bando dell’amianto, si stima che un’inversione di tendenza nella crescita del numero di casi diagnosticati di anno in anno possa essere attesa non prima del 2024.
www.umbertotirelli.it
Data:  10/6/2011   |    © RIPRODUZIONE RISERVATA            STAMPA QUESTO ARTICOLO            INVIA QUESTO ARTICOLO


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