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Pavese a Calvino: “Vergogna”. La metafora dell’ignoranza degli intellettuali

bruni pierfranco 1 ROMA - L’invidia, la gelosia, l’ira (non ribellione), che è anche intolleranza, e la cattiveria anche in letteratura diventano rozzezza, mancanza di stile, accecamento critico. Io ho fatto della mia vita un viaggio tra le isole e le zattere di Cesare Pavese (1908 – 1950). Un maestro. Anche quando non scrivo su Pavese e di Pavese sollecito un immaginario che mi riporta a Pavese. Quindi, lo dico a priori senza contraddizioni e senza ipocrisie, sto sempre con Pavese e mi ha sempre, inizialmente, irritato e poi ora ci sorrido sopra (perché l’ignoranza che circola in quel mondo che non dovrebbe essere ignorante ha spaziature infinite: tra i diversi strati delle docenze sino alle accademie vellutate) nel sentire parlare ancora di un Pavese realista, neorealista, normalmente tra realismo, positivismo e naturalismo. Lo si legga prima di agitare parole.
Bugie. Menzogne. Sento ancora parlare di un Pavese “resistenzialista”: malafede, vera stupidaggine, incultura, non conoscenza dei fatti veri. Ma siamo in un (Continua a leggere...)
Data:  20/1/2014   |    © RIPRODUZIONE RISERVATA            STAMPA QUESTO ARTICOLO            INVIA QUESTO ARTICOLO




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