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Violenza contro le donne, Patrizia Perri racconta la storia di una ragazza

donna-violentata-280311 MILANO - Siamo pari!!! È la voce decisa anche se ferita di noi donne. Basta con la violenza, fisica e psicologica, domestica ed esterna e non perché siamo deboli e innocenti ma perché siamo Donne. Non è colpa mia se indosso una minigonna e tacchi alti o c’è la vaga possibilità di risultare sessualmente attraente. Non è una colpa essere donne. È una colpa pensare di potere possedere una donna, come accade fra gli animali e nemmeno in tutte le specie. È una colpa pensare d’avere diritti imprescindibili sui nostri corpi, per motivi a me totalmente sconosciuti, e di trattarli come una proprietà e non di chi lo incarna ma di chi lo desidera. In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, tenutasi il 25 novembre 2011, una giovane donna, della quale non svelerò l’identità, mi racconta la sua storia.
È un tasto dolente quello che stiamo toccando, immagino che non sia piacevole per lei trattarlo. Quando ha conosciuto il suo ex fidanzato?
Sì, in effetti non amo parlare di questo argomento. Poche persone conoscono l’effettiva realtà dei fatti e generalmente quando ne parlo tendo ad essere molto evasiva. Io avevo 16 anni quando l’ho conosciuto, tramite amici comuni e mai avrei immaginato che il suo carattere fosse di stampo violento anche se forse, riflettendoci, qualche segnale dovevo notarlo, ma ero troppo giovane.
Ricordo che quando l’ho incontrato era fidanzato con una ragazza molto più piccola di lui e una volta, ricordo quel momento come se fosse appena accaduto, eravamo tutti seduti in un locale e lei gli chiese il permesso per andare in bagno.
Non domandò come mai quella frase? Non le risuonò strana?
Certo, all’inizio mi indispettì e gli chiesi come si permetteva a spingere la ragazza a chiedergli l’autorizzazione per andare in bagno. Lui sorrise e mi rispose che era lei a farlo, lui non avrebbe mai osato; probabilmente, continuava, la sua giovane età la portava a comportarsi con lui come se stesse parlando con il padre o con il fratello maggiore, d’altronde 10 anni di differenza non sono pochi. Io onestamente gli ho creduto, i suoi occhi mi sembravano sinceri e fondamentalmente i suoi atteggiamenti non mi portavano a pensare che fosse una persona in grado di fare determinate cose. Comunque, dopo poco, si lasciarono e lui iniziò a corteggiare me e fino ai primi mesi non avevo neppure il minimo dubbio. Era attento, gentile, dolce. Forse tutto quello che una ragazza vorrebbe dal suo compagno.
Come si è manifestato poi il suo carattere violento?
Un giorno io uscì con delle mie amiche, andammo a fare una passeggiata ed incontrammo un suo amico che si unì a noi. La cosa lo mandò su tutte le furie e la sera quando ci incontrammo mi tirò uno schiaffo. Io me ne andai via subito intimandogli di non cercarmi più. La mattina successiva mi chiamò in lacrime, dicendo di perdonarlo, che non sapeva cosa gli fosse preso e che la sua reazione non aveva precedenti; probabilmente lo aveva fatto solo per paura, in passato era stato tradito e non voleva essere ferito di nuovo. Lo perdonai.
Ha poi scoperto se era vero quello che lui le diceva sul suo passato?
Che l’avevano tradito era vero, che non era mai stato violento non si sa per certo, chi mi diceva sì, chi no. Per certezza so che in passato faceva uso di cocaina, che era stato in galera ma non ne conosco il motivo, lui diceva che era accaduto dopo aver picchiato dei ragazzi che stavano cercando di violentare una donna ma penso che lo dicesse solo per tranquillizzarmi. I suoi amici non hanno mai confermato questo evento anzi, ai primi accenni, cercavano di cambiare repentinamente discorso. So anche per certo che era una persona instabile, cambiava spesso umore o tentava il suicidio, una volta si è tagliato le vene.
E lei non hai mai provato ad allontanarsi da lui?
Certo, diverse volte, ma senza risultati, mi seguiva, mi pedinava, mi picchiava, mi costringeva a rapporti sessuali e io ora a raccontarlo mi sento ancora umiliata e terribilmente stupida. Comunque preferisco terminare qui il racconto.
Come si sente ora?
Mi sento donna. Penso di non trovare un aggettivo che possa chiarire meglio il mio stato d’animo. Senza di lui ho ritrovato la mia identità e la mia vita, è bello ritornare a sorridere. Mi sento come un treno in corsa.
Capire il disagio di questa ragazza non è una cosa facile, raccontava a testa bassa, guardandosi le mani, si vergognava di quello che stava narrando. Uno stato d’animo, una ferita, che non la abbandonerà mai. Anche per fare capire questo disagio Intervita Onlus ha rinnovato l’appuntamento milanese dal 22 al 24 novembre di “Siamo Pari!”. Una rassegna cinematografica che tratta appunto i temi della violenza domestica, dello sfruttamento sessuale e della parità con il linguaggio semplice e diretto del cinema, nel quale è più facile immedesimarci ed entrare nella mente della protagonista, come in quella della nostra amica. Gli esempi di film presentati quest’anno sono: “ The Invisible War”, che tratta il tema della violenza sessuale nell’esercito americano; “Forbidden Voices”, che accompagna Yoani Sanchez, Zeng Jinyan e Farnaz Seifi, blogger di fama mondiale, nel loro coraggioso viaggio contro i regimi dittatoriali dei propri Paesi attraverso i social media, “It’s a Girl”, che racconta della situazione femminile in Cina e in India dove le donne, le ragazze, vengono uccise e abbandonate solo in quanto tali.
Intervita Onlus è un’organizzazione no profit a supporto dell’infanzia e delle donne, che lavora contro la povertà e le diseguaglianze. Esiste anche un app, scaricabile in Rete, che permette di fotografare un’immagine offensiva e condividerla con la scritta “nonostante questo siamo pari”.
Ogni donna ha il diritto di trovare un modo per uscire dal silenzio, per una società paritaria ma soprattutto per il rispetto. Non è una grande pretesa ed è dovere della società garantircelo perché appunto: SIAMO PARI!!!

di Patrizia Perri

Tag: violenza la donna che amo patrizia perri raccontare storia ragazze
Data:  26/11/2013   |    © RIPRODUZIONE RISERVATA            STAMPA QUESTO ARTICOLO            INVIA QUESTO ARTICOLO




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