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Grido di dolore di donne maltrattate, violentate, nei versi di Elisabetta Bagli

cascione-nicole-bn ROMA - Elisabetta Bagli, nata a Roma nel 1970, vive attualmente a Madrid dal 2002. Nel 2011 ha pubblicato “Voce”, la sua prima silloge poetica, a cui è seguita “Dietro lo sguardo”, una raccolta di poesie divisa in due sezioni: Luce e Buio. Una nuova silloge in cui viene interpretato l’amore in ogni sua sfaccettatura, da quello passionale, puro, sincero a quello malato, contorto e violento, con un linguaggio efficace, mirato a raggiungere il cuore delle persone, di tutti coloro che si ritrovano a vivere gli stati d’animo racchiusi tra le pagine del libro.
Elisabetta, quando e per quale motivo ha deciso di scrivere “Dietro lo sguardo”?
In realtà, non c’è stato un momento specifico nel quale ho deciso di scrivere questa nuova silloge. Si è scritta da sola. Ho scritto una serie di poesie nelle quali ho interpretato il sentimento amoroso in ogni sua sfaccettatura, perché sentivo che avevo qualcosa da dire e da trasmettere agli altri su questo argomento. Poi, quando mi sono fermata a rileggerle mi sono resa conto di avere pronta una nuova silloge, diversa e, per certi aspetti, più matura della prima. Ma cambiare è nella natura propria dell’uomo e anch’io l’ho fatto, pur mantenendo il mio stile.
Parli un po’ di questa sua ultima “fatica letteraria”...
“Dietro lo sguardo” è una silloge particolare, suddivisa in due sezioni, Luce e Buio. Nella prima sezione si riflette un amore passionale vissuto, intenso, vibrante, vivo, vero. Nella sezione Buio, invece, l’amore è stravolto, contorto, scuro e, spesso, diventa violento fino ad arrivare alla morte. È un amore malato, un amore che amore non è, ma è probabilmente l’unica forma con la quale alcune persone sanno dimostrare il proprio “amore”. Ho sentito il grido di dolore di tante donne di oggi, maltrattate, violentate non solo fisicamente, ma anche verbalmente e l’ho voluto raccogliere e trasporlo in versi, filtrandolo attraverso il mio sentire. Ma queste possono essere condizioni vissute da ogni essere umano, perché anche gli uomini, spesso, si rivelano succubi psicologicamente di donne che non sanno amare.
Cosa le piacerebbe trasmettere attraverso la sua poesia e quali sono i suoi elementi imprescindibili?
Essenzialmente il mio sentire, ma anche il mio pensiero. Gli elementi imprescindibili di una poesia devono essere cadenza e spontaneità. Non credo nella poesia costruita a tavolino con immagini create appositamente o manieristiche. La poesia è l’anima nuda del poeta e quella non è costruita.
Cosa vuol dire per lei scrivere?
Per me scrivere è un’esperienza davvero straordinaria, è mettermi a nudo, scrivere quel che ho dentro, è la vita, la mia vita. Ora come ora non potrei vivere senza scrivere né senza leggere, perché queste due attività, come tutti noi ben sappiamo, sono strettamente correlate. Sono stata, e sono tutt’ora, una lettrice vorace di ogni tipo di letteratura, anche e soprattutto per curiosità. Ma pochi, veramente pochi, sono i libri e gli autori che mi hanno segnato e che sento veramente miei: il “Ritratto di Oscar Wilde” e “Il fu Mattia Pascal” sono due libri molto interessanti, due maschere diverse di una realtà diversa, il cui risultato è lo stesso. L’uomo, nella vita quotidiana è costretto a indossare delle maschere che difficilmente riesce a togliere e non solo perché ci sono dei ruoli attribuiti dalle circostanze, ma spesso perché non se le vuole togliere per la paura di vedere il suo vero volto riflesso nello specchio.
Da cosa trae ispirazione?
Dal mondo che mi circonda, dalla quotidianità della mia vita e da quella che ascolto e vedo, dai fatti di cronaca, che, purtroppo, ultimamente hanno visto protagoniste le donne, a causa del drammatico fenomeno della violenza di genere, i cui casi sono aumentati notevolemente in questi ultimi anni.
Quali altre opere ha realizzato prima di “Dietro lo sguardo”? E quanto lavoro c‘è dietro ogni singola poesia?
Prima di “Dietro lo sguardo” ho autopubblicato nel 2011 la mia prima silloge poetica “Voce” con il sito www.ilmiolibro.it e poi, nel marzo 2013, ho pubblicato per Edizioni Il Villaggio ribelle, sezione infantile della casa editrice con la quale collaboro, la mia prima fiaba per bambini “Mina, la fatina del Lago di Cristallo”. È stata un’esperienza molto diversa, perché scrivere per i bambini è abbastanza complicato. Si deve cercare di eliminare tutte le stratificazioni mentali e sociali che ci si è costruiti con l’esperienza di vita. Spero di esserci riuscita. Mina era una storia che raccontavo sempre ai miei bimbi prima di andare a letto e loro sono stati i miei primi lettori, ai quali non ho potuto fare a meno di dedicare la fiaba.
C’è una poesia alla quale è particolarmente legata? Perché?
Sì, sono legata a L’addio, la poesia che ha ricevuto la segnalazione e la targa di merito al Premio Alda Merini 2013. L’addio è una poesia molto dura, nella quale si riflette l’impossibilità della comunicazione nella vita di coppia, la cui risoluzione spesso avviene in uno struggente addio. Credo che questa lirica sia molto attuale ai giorni d’oggi, considerando che, purtroppo, la comunicazione ha perso la sua connotazione primaria tra le persone, relegandola ad un sms o ad un messaggio. E se ciò, per alcuni versi, può essere considerato un bene, per via della globalizzazione e dello scambio di esperienze molto più dinamico e utile, per altri versi ha contribuito a far perdere il senso della “vera” comunicazione diretta, che è quella che si stabilisce tra le anime.
Ci sono dei modelli letterari ai quali si ispira?
Sì, Emily Dickinson su tutti. Adoro la sua poesia, scura e diretta, dolce e leggera, intensa e vitale. Una personalità complessa, che riflette molto il mio modo di essere e di pensare. Lo stesso dicasi per Alda Merini, straordinaria osservatrice del nostro tempo.
Ogni artista è un intrico di emozioni, quale prevale in lei?
Sono duale come nella silloge, nella quale non c’è un predominio della Luce sul Buio e viceversa; entrambi convivono nei miei versi come nella mia personalità. Sono un po’ bambina e un po’ donna, un po’ triste e un po’ allegra, irruenta, ma anche riflessiva. Ho delle paure che col tempo ho imparato a dominare, con atteggiamenti positivi ed attivi. Con il trascorrere degli anni ho capito che mostrarsi come si è paga sempre, puoi piacere o non piacere, ma l’importante è sempre tentare di stare bene con se stessi.
Quali sono i suoi progetti futuri?
Per il futuro ho tantissimi progetti lavorativi, ma ancora indefiniti: un romanzo da terminare, una raccolta di racconti e un’altra silloge poetica. Nell’immediato futuro, invece, le cose sono più definite: farò delle presentazioni in Spagna dei miei libri. A metà dicembre presenterò la favola, “Mina, la fatina del Lago di Cristallo” a Madrid e agli inizi del prossimo anno presenterò, sempre a Madrid e anche a Barcellona, “Dietro lo sguardo”. Inoltre, continuerò le mie collaborazioni con la collana di poesia Castalide e con quella antologica LiberArte del gruppo editoriale David and Matthaus Edizioni. Proseguirò anche nella cura del mio blog vetrina Voci letterarie e non solo e del mio blog personale Elisabetta Bagli, oltre alle collaborazioni con alcuni blog dediti alla promozione di autori, quali Il mondo dello scrittore e Scribere Arte. Proseguirò anche nella redazione di articoli in spagnolo per la rivista letteraria Letras de Parnaso. E ci saranno delle sorprese in altri campi della letteratura, ma non vi posso svelare nulla in questo momento. Posso solo dirvi di amare i fiori!

di Nicole Cascione

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Data:  21/11/2013   |    © RIPRODUZIONE RISERVATA            STAMPA QUESTO ARTICOLO            INVIA QUESTO ARTICOLO




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