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Comunicazione. Stiamo perdendo la capacità, ci nascondiamo dietro a uno schermo

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REGGIO CALABRIA - Vorrei indurvi a una breve riflessione sulla comunicazione. Si dice che oggi con i mezzi tecnologici la comunicazione sia facilitata, ma a me pare che si parli di comunicazione senza capirne il “vero” significato. Non voglio dilungarmi troppo, proprio per essere comunicativo e perché so che quando si scrive molto si rischia di non esser letti, tuttavia vorrei cercare di trattare questo argomento in modo abbastanza esaustivo e allo stesso tempo di essere il più possibile sintetico. Ovviamente ci sono diversi modi di comunicare, ma in generale credo che quando si parla di comunicare ci si riferisca alla comunicazione verbale o scritta. In linea di massima credo che voglia dire entrare in contatto con il pensiero degli altri e confrontarsi nei diversi modi di pensare attraverso il dialogo, insomma: interagire! A me pare che in tutta questa comunicazione ognuno voglia solo farsi conoscere senza alcuna volontà di conoscere gli altri, che vengono visti solo come potenziali “strumenti” per la realizzazione del proprio scopo e non come interlocutori. Oggi con Internet e i social network la comunicazione è diventata, paradossalmente, più difficile e dispersiva. Certamente è comprensibile che le persone si rivolgono a questo strumento di “comunicazione” per farsi conoscere, ma ciò che ai più interessa è solo pubblicare dei post e non c'è una vera e propria interazione fra le persone. Forse sarebbe meglio che ci fosse una reale interazione fra le persone, un vero interesse a entrare in contatto con gli altri che dovremmo considerare, non tanto come nostri potenziali “strumenti”, ma come nostri potenziali amici.
Da quello che ho potuto vedere, l'amicizia sui social network consiste in questo: chiedi o dai l'amicizia a qualcuno e cinque minuti dopo appare il suo “prodotto” (post) sulla tua bacheca o gruppo, ricevi quasi subito una notifica che ti invita a mettere “MI PIACE” sulla sua pagina che nemmeno conosci, dopodiché non saprai più niente di quella persona e rimarrà solo un numero tra gli “amici”; il numero “1247”. Ti domandi: “Ma perché ho così tanti amici, ma pare che non ci sia nessuno?”
Questo è quello che mi pare di aver capito! Non so se io sono un “disadattato” o se lo sono gli altri. Tuttavia credo che possa essere utile d'entrare in contatto con le persone attraverso questi mezzi e scambiarsi informazioni, ma solo per capire se ci possano essere dei punti di contatto e di affinità, per poter, successivamente, conoscere realmente le persone con cui si è entrati in contatto e “legarsi” per realizzare dei progetti comuni che altrimenti resterebbero solo propositi: l'unione fa la forza! La condivisione fa la società migliore! L'uomo ha bisogno di socializzare e si può socializzare solo attraverso la comunicazione, ma ne stiamo perdendo la capacità, e abbiamo bisogno di nasconderci dietro a uno schermo: ho visto persone che pur essendo vicine, comunicavano tra loro a son di sms, o addirittura si chiamavano per telefono, magari incentivate dal fatto che non pagavano la chiamata per un'offerta del loro gestore telefonico. Così facendo oltre che a mettere la nostra vita dentro a un computer, stiamo perdendo la capacità di impegnarci realmente (fisicamente) in qualcosa di duraturo; un progetto concreto, si saltella da un sito all'altro, da un post all'altro subendo passivamente il condizionamento che ne deriva. Lo dimostra il fatto che le persone pubblicano quasi sempre i post già preconfezionati, con una bella immagine e uno slogan ad effetto! Quasi nessuno crea qualcosa di suo, o esprime i propri pensieri, i post che girano sono quasi sempre gli stessi, li trovi ovunque e pare che ti perseguitino: questo vorrà dire qualcosa? Inoltre, si dovrebbe capire che non basta mettere i post con gli slogan, ma dovremmo veramente utilizzare questo “utile” strumento di comunicazione per cambiare realmente qualcosa e non solo illuderci di farlo. Chi ci dice che questo mezzo non ci sia stato messo a disposizione proprio per fare in modo che le persone possano sfogare le loro rabbie con i post, di modo che, sentendosi di aver fatto il proprio “dovere” e appagate da questo, non agiscano in altri modi più concreti? E chi dice che non venga utilizzato come un “termometro” per misurarci la “febbre” e per misurare quanto siamo ancora in grado di sopportare? Certo la tecnologia è utile, ma è un'arma a doppio taglio e noi la dovremmo saper utilizzare a nostro vantaggio e non farci utilizzare a nostro discapito.

di Fabio Scorza
Data: 6/11/2013
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