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Lettera ad Eleonora: “Mi manca un asterisco…” All’ingresso di un deserto...


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ROMA - Quando si giunge all’ingresso di un deserto… Lettera ad Eleonora: “Mi manca un asterisco…” Eleonora mia cara, trascorro il tempo misurando i passi lungo i vali delle foglie ingiallite. C’è stato un tempo in cui non riuscivo a fare a meno di te e ogni tua assenza mi sembrava insopportabile. Ma la vita cambia. La vita ti cambia. Ho ascoltato con la quiete di questi giorni il battere del vento sui vetri della finestra e la pioggia è rugiada nel mattino che trova il mio sonno. Ti ho pensata tanto. Ma io non ti amo più? O ti amo abbastanza per continuare a consumarmi dietro le tue stravaganti assenze.
Forse questo libro che conto di terminare entro l’anno sarà l’ultimo libro che scriverò?
Proprio per questo ho preferito il modo epistolare per raccontarmi ciò che non ho più nulla da dirmi.
Gioco ad una parodia.
Ecco.
Buongiorno. Comincia un nuovo libro. Il resto è già scritto. A volte mi sfugge un asterisco. La prima notte di quiete. C’è sempre una prima notte in cui si incontra la quiete o forse l’ozio.
Sarà così? Ora vado. Parto. Il sole è dietro l’alba non ancora giunta nei miei occhi. Manca sempre un asterisco. Riuscirò a catturarlo. Cercherò di essere quello che non sono stato mai. Ma perché ripetersi?
La noia è morire da mediocri e non conosce la tempesta della bellezza. Non ho cuore. Non ho anima. Soltanto gli indifferenti resteranno oltre il bene e oltre il male. E poi?
Probabilmente non ti ho mai scritto trovandomi in questa condizione di tristezza. Ma la tristezza è stata sempre una componente nella mia malinconia.
Non chiedere al mio sorriso di restare sorriso.
Tu sei impercettibile.
Sei diventata impercettibile ed hai fatto in modo di arricchire tutte le mie resistenze nel vuoto di senso che domina la mia vita.
Ti scrivo come se fossi giunto all’ingresso del deserto. Ma cosa è stato il nostro amore?
Mia Eleonora,
la nostra passione fino a quando è stata passione è stata straripante vita.
Nel momento in cui la passione è diventata fragilità io e te ci siamo guardati con la tenerezza della debolezza.
Dirti ti amo? Potrei?
Gli anni passano e la vita ci cambia. Sono stanco e la mia dispersione tocca i confini di una malinconia che mi rendeva forte quando ero attraversato dalla giovinezza. Sono un danzatore che ha perso ogni illusione.
E tu mi danzi accanto senza più alcun entusiasmo.
Forse esagero ma non racconto più.
A cosa serve raccontare? A cosa serve quando tu non riesci a guardarmi negli occhi e a capire cosa io potrei essere d’ora in poi?
Di cosa avrei bisogno in questo momento? Smettila di usare gli strumenti della consolazione.
Non mi infastidiscono ma mi sono completamente indifferenti.
Si ritorna sul duellare tra il disamore e l’indifferenza? Ripopoliamo il nostro linguaggio?
Siamo ormai degli amanti assenti.
Tu con la tua storia da rileggere. Io con il mio lungo viaggio interrotto sulle sponde di Itaca. È vero ho toccato Itaca ma ho ripreso il viaggio lungo le rotte dell’indefinibile. Non mi convinci più.
In questi ultimi mesi hai troppo giocato pensando che fosse giusto il tuo comportamento e nulla ti ha toccato nel momento in cui un qualcosa potesse turbarmi.
Di fatti che mi hanno turbato, non più di tanto, ce ne sono stati.
Ma ora mi è tutto distante. Tanto distante che nessun problema più mi tocca.
Tu sai che esplode tutto all’improvviso e basta, appunto, un asterisco mancante per comprendere un batter di luna sul tramonto.
Mia Eleonora,
è andato quietamente alleggerendosi. Ma tu non vali più neppure una puntata a carte sicure.
Hai avuto un poker d’assi tra le mani ed hai pensato che potesse durare l’intera serata, ma la serata è fatta di tante giocate e le partite si vincono e si perdono sia in riferimento alle carte che hai in mano sia a come queste carte vengono giocate.
Tu hai avuto la partita tra le mani ma ti è mancato l’intuito delle giocate.
Sono molto duro. Lo so. Non lo sono mai stato.
Quando ti trafiggono lo sguardo due sono le condizioni. Sceglile tu le condizioni che sono due.
Io preferisco, come ben sai, quella di non nascondermi e di guardare a viso scoperto chi ho davanti.
Ma ora basta.
Amore mio basta.
C’è un solo aspetto che voglio ripetere.
In amore non servono le giustificazioni. Non cantano. Almeno per me.
Quando si ama si ama sempre al di là del bene e al di là del male. È il mio vecchio vizio e vezzo di appartenere al filosofo dell’amore egoista.
Bene. In amore sono egoista.
Comincio un nuovo libro.
Ho trovato nella tasca di una vecchia giacca un foglietto con un appunto che si legge a stento. C’è scritto e decifro.
Ma so. Lo so. Il tempo è un demone. Vira gli anni e nasconde gli amori.
Il gioco comincia. Ti ricordi. Ma come ti chiamo? Non di do nome.
Piazza. I carri armati. Le bandiere.
Praga era tragedia. E tu mi chiedi di avvolgere i tuoi capelli come rami intorno al mio corpo? Io sono un terrorista ma amami senza ingannarmi.
La storia. Lungo la storia ho incontrato te e un’altra donna.
Vuoi sapere il resto? E allora ti aspetto agli Angoli degli Angeli.
Ricordo.
Era un pezzo di un racconto scritto tanti anni fa. Mi è completamente indifferente ora. Indifferente. Uso nuovamente questa parola.
Disamore o indifferenza.
Al punto in cui sono giunto non so se riuscirò a continuare a scrivere questo libro. Sarà una questione di attrazione. Ma dal momento che troppo ho scritto mi interesserebbe poco riuscire a finire o a non finire questo scritto.
Consegnerei il tutto al mio editore. Incompiuto questo mio libro, di poche pagine, come sono incompiuti altri miei romanzi.
Ma tu Eleonora avresti bisogno di dire altro e di non trincerarti dietro un silenzio che non ha senso. Mi scriverai. Spezzerai la tua trincea.
Stai certa, non ho bisogno di riposo.
Ti amo?
Troppi episodi hanno invaso la mia vita. E anche la tua.
L’unica via che mi può appartenere è quella dei monaci tibetani.
Non sorridere. Io di errori ne ho commessi. Continuo. Ma soltanto la contemplazione potrà allontanarmi dall’effimero.
Mi dici che dovrei mettere ordine.
Sai, nel momento in cui Cesare ha cercato di mettere ordine alla sua vita ha deciso la via della luna. Ovvero la morte.
Noi siamo intrecciati dalla morte. Intrecciati nella morte. Ogni filo di ore lega le nostre dita.
Il nostro amore muore, siamo una morte a Venezia?, con la pazienza inusuale della morte. Ma muore realmente?
Ti amo? Mi ami? È da tanto che non ce lo diciamo più.
Ti guardo negli occhi. Anzi cerco i tuoi occhi, ma non li trovo.
Dove sei?
Sono io il tuo disamore? O sei tu la mia indifferenza?
Questo amore così tenero e fragile e bello come il giorno ci cantava Prévert…
Non ho bisogno di riposarmi o di capire o di chiarirmi. Sono state parole sempre antipatiche nel mio vocabolario.
L’amore resta un mistero insondabile. L’amore è insondabile. Non solo indefinibile. Non si può programmare.
Io, acerrimo nemico della ragione non offro neppure al cuore un tintinnio di ragione…
La passione resta insondabile attrazione. La ragione distrugge tutto.
E adesso aspetto una tua lettera se vuoi scriverla. Altrimenti tutto si chiude qui… Compreso questo mio libro spezzato a metà e nonostante ciò che ho detto e ciò che tu hai detto nella tua unica, finora, lettera e nelle tue telefonate…
Io qui smetto. Anche perché non ho altri pensieri…
Se vuoi scrivi…
Se non vuoi non cercarmi più…
Se non vuoi non scrivere accogli il silenzio come riposo e qui si chiuderà il libro…

di Pierfranco Bruni


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Data: 26/10/2013
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