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“Se tu non vuoi ricordi. Io saprò viverli e allontanarti con l’indifferenza”


bruni pierfranco

ROMA - “Se tu non vuoi ricordi. Io saprò viverli e allontanarti con l’indifferenza”: da una lettera di Eleonora a Francisco. Per non amarti più dovrò, semplicemente, non amarti! Mio caro Francisco, Avrei dovuto rispondere già al tuo primo scritto ma non ho voluto dare troppa importanza. Poi è arrivata la seconda lettera e ancora la telefonata che mi ha sorpreso non poco. Hai parlato di disamore. Anzi del disamore di un amore. Forse non mi meritavo le tue parole e quei dettagli che non mi hanno infastidito, ma, piuttosto, mi hanno fatto capire come nella vita si cambia.
Spesso si cambia non avvertendo la necessità di esprimersi con chiarezza. Tu mi hai tanto amata. Ci credo.
Ti sei mai posto l’interrogativo fino a che punto io ti ho potuto amare? Credimi, non voglio giocare al gioco del tu mi dici ed io ti rispondo.
Non è nel mio stile. Avresti dovuto chiudere la nostra storia o, come tu dici, il nostro destino, in un silenzio. Ma tu che dici di appartenere alla religione del silenzio non hai fatto altro che tentare di giustificarti.
A che punto sei arrivato? Non sei riuscito a dirmi, guardandomi negli occhi, che la nostra storia si era sfilacciata. Hai avuto bisogno di nascondere lo sguardo dietro una due e altre lettere che, certamente, seguiranno.
Io dovrei fermare il mio scritto dicendoti soltanto che avresti dovuto provare, almeno, un po’ di pietà per te stesso.
Io continuo ad amarti ma ciò non cambia nulla. Sei stato ingiusto e i tuoi tradimenti sono la leggerezza di una infedeltà che non è, semplicemente, una infedeltà tra amanti. Tu sei stato infedele con te stesso.
Tu. Proprio tu che parli di bellezza, di tradizione, di impeccabilità. Ma dove sta tutta la tua impeccabilità?
Io non so recitare. Tu invece sì.
Hai vissuto il rapporto con me come se fossi in un teatro. Lo si comprende anche dalle tue parole, dal tuo linguaggio ricercato, dal dare un non senso al tuo linguaggio.
Ma pensi che non sapessi i tuoi tradimenti, che non fossi a conoscenza delle distanze in quelle serate vuote?
Siamo giunti all’epilogo nel modo più confortevole, ma ti posso assicurare che non mi pento di nulla. Non ho pentimenti. Forse tu hai qualche rimorso e il tempo ti farà capire.
Capirai.
La tua intelligenza e la tua furbizia hanno delle pieghe visibili. Non aspettavo questo momento per dirti quanto sei stato meschino. Saresti potuto essere un po’ elegante nel congedarti da me. Ma tu che dici di aver costruito tutta la tua vita sull’eleganza hai toppato.
Non intendo cadere nella trappola del rinfacciarti e lasciarmi rinfacciare. Ma, in fondo, che cosa? Ci siamo amati. Sì, è vero. Profondamente. Ma gli amori finiscono. E il nostro è finito come tanti amori che cedono al banale.
Ti amo ancora? Certo, ma si tratta del viaggio di un amore che conduce inevitabilmente non al disamore, come tu dici, ma all’indifferenza.
Questo mio amore per te diventa indifferenza. Vedi, non mi strappo gli occhi nel pianto. Mi sentirei soltanto umiliata se facessi ciò. Cerco l’indifferenza e se per te i ricordi bisogna dimenticarli io ti dico che voglio ricordarli.
Già, i ricordi li voglio ricordare perché dentro i ricordi c’è un pezzo della mia vita. Non solo della tua o della nostra. Ma della mia.
Voglio capire fino a che punto ho trascinato la mia vita nel darti fiducia, nel credere alle tue menzogne, alle tue finzioni. Sei stato un attore sottile. Ma anche gli attori che pensano di possedere un’intelligenza sottile incappano in una falla del palcoscenico e precipitano.
Tu sei precipitato pensando di tenere in pugno un amore. Ma no. Un amore non si tiene in pugno. Con un amore non si gioca.
Il nostro amore è stato straziante. Attese, rinunce, spazi vuoti, tante bugie da parte tua e anche da parte mia. Da parte mia tante bugie per inventarmi un qualcosa che permettesse di restare con te, di incontrarti, di viverti tra le ore rubate. Queste sono state le mie bugie. Mentre tu pensavi di possedere una verità o la verità su questo amore che si è rivelato fragile.
Prevertianamente mi raccoglievi nei tuoi versi. Hai falsificato anche questo. Non hai avuto il senso dell’amore. Forse delle scopate sì. Chissà se hai contate le scopate riuscite bene e quelle riuscite male.
Non farmi essere pesante e volgare. Non voglio imitarti. Neppure con eleganza. Sei fuori dalla mia vita. Resterai fuori dalla mia vita. Ma ci resterai con indifferenza, tanta indifferenza. Lo so che scriverai altre lettere. Lo so che risponderai anche a questa mia.
Non ho bisogno del certificato di morte di questo nostro amore.
Non ti voglio sfidare. Qualche volta capita di guardarsi in uno specchio. Qualche volta capita di specchiarsi. Se non dovesse capitarti tu cerca comunque di guardarti in uno specchio.
Non aggiungo altro. Non posso dirti che avresti bisogno di guardarti un po’ dentro. Non entro in questo viaggio anche perché non appartengo alle persone che consigliano, immediatamente, una seduta dallo psicanalista. Tu non sapresti guardarti dentro la tua anima perché hai soltanto parole di cui ti servi per nascondere il tuo rossore. Ma al volo si comprende cosa maschera quel tuo rossore.
L’ultima volta che ci siamo visti mi hai fatto tristezza. Non mi hai reso triste. Ti sei reso implacabilmente triste. La tristezza non mi è mai piaciuta. Ci sono stanchezze che restano e ci sono stanchezze che possono passare anche con una doccia fredda.
Io non ho tristezze. Tu sei una doccia fredda. Se tu più non mi ami e sei entrato nel gioco del disamore io ti amo ancora ma mi sei indifferente.
C’è una contraddizione. Forse sì. Amarti per come ti ho amato e indifferente per quello che sei. Trova tu una spiegazione.
Io sono una donna che passeggia tra i ricordi anche se le amarezze sono, oggi, più dei ricordi.
Io sono una donna che sapeva accettare semplicemente una rosa bianca e custodirla per anni.
Tu chi sei? Cosa sei stato? Ti sei inventato la vita? Ma il tempo è una trebbiatrice che macina tutto.
Se tu non vuoi ricordi. Io saprò viverli e allontanarti con l’indifferenza.
Tutto ha un senso nella vita. Ma il tuo senso qual è stato? Qual è?
Dicevi di amarmi e amavi altre donne? Dicevi di amarmi e scopavi anche con altre donne?
Basta. Ora basta. Non voglio farmi intrappolare da queste miserie.
Un amore finisce sempre nelle miserie e tu lo hai condotto verso il gradino più basso della miseria.
Come ho fatto ad amarti? Come sono riuscita a resistere? L’indifferenza ti coprirà di oblio.
Cosa dovrò fare per non amarti più?
Ti faccio un ultimo regalo. È un libro questa volta. Siamo pieni di libri, di citazioni, di rimandi. Ecco. Rileggiti il tuo tanto osannato “Anonimo veneziano” di Giuseppe Berto. Lì troverai la risposta a tutto.
Questo nostro amore ha ormai il certificato di morte.
Cosa dovrò fare per non amarti più? Semplicemente non amarti. È possibile?
Certo. L’indifferenza non ti chiuderà in alcun cassetto. L’indifferenza mia nei tuoi confronti ti caccerà dalla mia anima, dal mio cuore, dalla mia pelle.
Non resterai né nuvola né vento. Neppure tramonto. Non conosci il colore dei tramonti. Tu che sei un esperto di atmosfere e di luci sul mare…
Sarai il nulla.
Sarò io il tuo silenzio. Non tu il mio.
E ora basta…

Eleonora

di Pierfranco Bruni






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Data: 17/10/2013
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