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Claretta Petacci liberata nel giorno dell’Armistizio. ”Ci pensi mio caro Ben?”



bruni pierfranco 11 ROMA - Claretta Petacci liberata nel giorno dell’Armistizio. Clara a Ben: “Ci pensi mio caro Ben? Sono stata liberata l’8 settembre…” Claretta Petacci a Benito Mussolini: “Mi hanno arrestato il giorno del tuo arresto. Mi hanno liberata il giorno in cui Badoglio pronuncia la fine dell’Identità Nazionale. Un destino che si intreccia. Una profezia nella tragedia annunciata. Passeranno soltanto pochi giorni e tu verrai liberato. Destini che hanno i segni…”. Un voce nel mio immaginario non smette di dettarmi contorni di fantasia nella storia. Passione e morte. Armistizio. Una parola che ha un suono stanco. Si resta a combattere accanto i nemici di un tempo e si abbandonano gli amici del presente. 8 settembre 1943. Sono passati anni lunghi. Non si contano. Si conta soltanto il tempo. Cammina tra le vite. Il tempo. Anche tra le vie della storia. Ma tutto si fa storia. E' Storia, Tra le vie della memoria.
Mio padre aveva 23 anni. Mi raccontava. Era stato fascista. Resterà fascista sino a confrontarsi con la morte. Claretta arrestata a luglio. Liberata l’8 settembre. Armistizio e Claretta liberata. Un caso? Non esiste il caso. L’amante del Dux. Clara e Ben. Si incontreranno subito dopo la liberazione di Mussolini. La memoria traccia mistero ma anche verità.
Ho pubblicato un libro “Passione morte. Claretta e Ben” (Pellegrini) che mi è stato dettato da mio padre. Racconta l’amore e la tragedia, la passione e la morte di Claretta e Benito. Tra la storia vissuta e i miei giochi istrionici lungo le fantasie che contano più della ragione.
Bisogna inventarsi la vita per diventare profeti nella storia. Ascolto il vento nelle sere in cui mi padre mi dettava la sua lettera. Io ho ricucito un immaginario nel gioco del fantastico che segna destini.
L'urlo della perdita di una identità diventava piaga tra il suo vissuto, il suo credere, ubbidire e combattere, le sue nostalgie. Eppure Giovinezza Giovinezza non era più una primavera di bellezza. La Patria tradita. La fuga del monarca. La sciagura del Regno Sabaudo. Il crollo di un’epoca che si era incarnata nel Regime. Claretta cercava il suo amore tra le macerie e le fughe del tradimento. Cosa è stata una Nazione?
Ma Mussolini era ancora agli arresti. Perché dopo annilunghi ricordare un’Italia tradita?
Mio padre non c’è più. Mia madre è solitudine. Ha visioni che sono rimandi di pensieri. Tutto potrebbe avere un senso in quel tempo lineare che diventa ragione. Ma non esiste la ragione nel viaggio di una metafisica della storia. Sì. Perché anche la storia ha la sua metafisica e le sue sconfitte. Le ideologie sono nella decadenza.
Cammino tra i silenzi dei ricordi. Ma i ricordi mi invecchiano e giocano con il presente che è nella donna dai riccioli biondi che non comprende le mie nostalgie. Non sono stanco. Ho soltanto ingratitudini da custodire. Non siamo gli sconfitti di un’età perduta. Non siamo neppure i vinti. Restiamo nell’attesa di chi crede che la rivoluzione ha sempre un senso.
Mio padre mi ha raccontato: “Non guardare ai fatti così come si presentano e neppure a chi racconta i fatti che non ha vissuto. Fidati delle tue emozioni. Io sono antico. Non ho mai smesso di credere nella eredità di un’Italia combattente nell’azione. Siamo eredi di D’Annunzio, di Fiume e di Mussolini che deve essere cancellato. Il resto cercatelo da te. Claretta era una donna che non conosce l’infedeltà nei confronti di Benito. Tutto si svolse nel 1943. Tra luglio e settembre”.
Mi ha lasciato questa testimonianza. Mio padre che non ha mai accettato, come D’Annunzio, la Germania nazista e tanto meno il patto tra Hitler e il Duce. Ha sempre simpatizzato per Claretta. Diceva di lei: “Una donna coraggiosa che ha saputo morire per amore”.
Penso alla sua giovinezza. Alla sua camicia nera. Oggi, ieri, sarà domani. Oggi che non c’è più e le sue parole restano lance nei miei pensieri. L’8 settembre è la Patria sconfitta. Ho frammenti nel mio camminare. Frammenti di vita.
Mia madre affacciata dalla finestra della nostra casa di paese ascolta gli echi della voce di mio padre. Mi ha detto l’altra mattina: “Sai, sogno spesso tuo padre. Lo vedo. Ogni mattina portarmi il caffé. Non vorrei aprire gli occhi per non smarrire la sua immagine”.
Cosa c’entra tutto questo? La vita è un orizzonte. Ma senza la capacità di senso non ci sarebbero le notti stellati e neppure le nuvole cangianti.
Oggi, domani, ancora sempre. 8 settembre. Gli eserciti non sono stanti smantellati. Si cerca il vento della sera. Per ricostruire. Cosa è possibile ricostruire? Ci sono solo malinconie che raccolgono misteri. La vita è fatta di misteri. Badoglio non è neppure fantasia. Un fuggitore. Come il Re.
Mio padre è rimasto fedele alle sue idee. Mia madre è solitudine. Io rileggo le lettere che dalle trincee i soldati spedivano a mio padre. Sono tante. Rileggo le cartoline verdi con la scritta “VINCEREMO”. Tutto abbiamo perso. Noi no. L’Italia ha perso la Patria e l’onore. Noi siamo alla ricerca di una geografia dell’anima.
Il resto non è neppure storia. È il tribunale dell’ideologia. Ma noi restiamo nelle nostre nobiltà. A contemplare il tempo lungo che è diventato tempo piccolo. Cammino ancora tra le vie dei segreti.
Tutto può accadere anche se già tutto è accaduto. Mio padre ha perso nel tempo il suo Alalà. Mia madre è solitudine. Il tempo è un gioco nel destino. L’ironia è tragedia.
Claretta scrive nel mio immaginario: “Mio Ben, noi siamo stati passione e morte chi si ricorderà di noi scriverà un destino d’amore nella tragedia di un popolo”.
Ben nel mio immaginario risponde: “Clara mio amore, non abbiamo perso soltanto la guerra. L’Italia ha perso la sua Nazione. Io e te da Palazzo Venezia a Giulino siamo il racconto della tragedia. Tutto si è compiuto. Siamo morti io tra le tue braccia e tu tra le mie. Destini intrecciati. Amanti in un fuoco mai fatuo”.
Clara sempre nel mio immaginario: “Sono stata liberata il giorno che l’Italia tradiva se stessa. È inutile giustificare. Questa nostra Nazione non dimentica l’8 settembre. Il giorno più dolorante per l’identità della Patria. È stato soltanto un caso?”.
Il Duce ancora nel mio immaginario: “Mia Clara, il caso non esiste. Badoglio non ha mai conosciuta la gratitudine. Ma ormai la storia ha segnato il suo precipizio che è il nostro precipizio. Qui è finito tutto”.
Nel settembre del 1943 si segnano destini. Passeranno altri due anni di sangue. Il Dux, condannato e fatto arrestare da Vittorio Emanuele dopo la notte del Gran Consiglio di luglio, viene liberato, tra i monti di Campo Imperatore dove era stato relegato, il 12 settembre. Soltanto quattro giorni dopo della liberazione di Claretta. Soltanto quattro giorni dopo la proclamazione dell’Armistizio proclamato alla Nazione alle ore 19,42 – 19,45. Un caso? Non si crede mai al caso.
"Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza."
Così l’Italia cambia la sua storia. Diventa anglo-americana. Soltanto nel 1956 Carosone e Nisa scriveranno (musica e testo) la famosa canzone: “Tu vuò fa l' americano/mmericano! mmericano!/ma si nato in Italy!/siente a mme/non ce sta' niente a ffa/o kay, napolitan!/Tu vuò fa l' american!/Tu vuò fa l' american!”.
Ironia? Gioco? La storia ha sempre dettagli nel gioco delle parti. Quella tragedia diventò uno strazio. Siamo diventati tutti americani? No. Non è vero.
Claretta intanto mi insegue con la sua voce e la sua voce è un’eco: “Ci pensi, mio caro Ben, io sono stata liberata l’8 settembre! Potrò mai dimenticare questo giorno. Il dolore mio per te è anche il dolore per una Patria tradita. Scriveranno pagine su questa data. Tu mio caro Ben eri prigioniero a Campo Imperatore…”. Passione e morte. 28 aprile del 1945.

di Pierfranco Bruni
Data:  9/9/2013   |    © RIPRODUZIONE RISERVATA            STAMPA QUESTO ARTICOLO            INVIA QUESTO ARTICOLO


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