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La Donna che "Amo" è Giovanna d’Arco. Firmato Rita Ancillotti

giovanna-darco-parigi ROMA - Cinquew.it ha chiesto alle donne italiane un contributo scritto su una figura femminile apprezzata per le sue gesta, il suo coraggio, la sua cultura. Anche non più tra noi. Di seguito l'intervento di Rita Ancillotti.
Una donna, che ha sempre affascinato la mia fantasia storica, è Giovanna d’Arco. Questa giovane fanciulla, che lascia tutto e tutti solo per amore della sua patria, vissuta in una famiglia molto religiosa, non si è mai chiesta se le voci che sentiva fossero frutto della sua immaginazione. Ella era convintissima della sua fede e per questo motivo era indiscutibile il messaggio.
Ha avuto breve durata il suo tempo nella storia ma è rimasto indelebile e ben stampato nelle menti e nei libri. Chi di noi non ha mai sentito parlare della “Pulsella di Orleans”?
I libri di storia in ogni modo ne parlano e il suo nome, un tempo denigrato, verrà in seguito ricordato negli archivi della cristianità, perché coloro che l’hanno messa al rogo, centinaia di anni dopo, la riconosceranno come loro Santa.
La storia di Giovanna d’Arco è stata raccontata con diverse accezioni,anche negative,da grandi scrittori, quali Shakespeare e Voltaire, anche musicisti, tra questi Giuseppe Verdi.
Giovanna nacque nel 1412 a Domrèmi in una famiglia di contadini molto povera e analfabeta. Un giorno tornando a casa, trovò gli inglesi nel suo villaggio. Nascosta, vide terrorizzata la violenza e poi l’uccisione della sorella di qualche anno più grande di lei.
Anni dopo prese la decisione di partire verso la corte di Re Carlo VII, lasciando la casa paterna per seguire il volere di Dio, rivelatole da “voci misteriose”, secondo il quale avrebbe dovuto liberare la Francia dagli inglesi.
Proviamo a proiettarci in quel periodo pensando a quello che Giovanna poteva avere in mente: era giovanissima, molto credente, la sua fede era talmente immensa da farle trovare il coraggio di allontanarsi dalla propria famiglia, pur di salvare la Francia. Il fuoco che ardeva in lei era puro e talmente forte da spingerla (pur sapendo di poter sembrare una pazza visionaria) a presentarsi all’improvviso alla corte di Carlo VII, convincerlo di quello che aveva visto nelle sue “visioni” e riuscire ad ottenere dal Re di poter cavalcare alla testa di un’armata.
Giovanna si presentò in campo con un’armatura lucente, quasi bianca, e con un proprio particolare vessillo. L’apparizione impressionò notevolmente l’esercito non abituato a vedere al comando una donna, oltretutto impegnata a combattere nella battaglia. Giovanna riuscì a liberare Orleans e riportare la vittoria di Patay. Una giovane ragazza analfabeta aveva mutato il corso del conflitto, mirava al suo sogno, la salvezza della Francia, e da quel giorno fu nominata “La Pulsella di Orleans”.
Giovanna era entusiasta della vittoria ottenuta, per lei la Francia era sacra così come il suo Delfino (il futuro Re). Le sue voci la sostenevano e la incitavano a continuare la battaglia, si sentiva pervasa da questo fuoco ardente che la spingeva nella lotta, tanto da condividerlo anche con i suoi soldati che riuscivano a dare il meglio di loro stessi solo se in campo c’era la “Pulsella”.
Si sentiva sicuramente responsabile di quello che stava accadendo, ma nello stesso tempo sapeva e sentiva in cuor suo che la liberazione della Francia era vicina.
Poco tempo dopo fu fatta prigioniera dai Borgognoni, che la cedettero agli inglesi. Si narra che fu ceduta per 10.000 scudi d’oro, una somma altissima.
Portata a Rouen davanti a un tribunale di ecclesiastici, dopo estenuanti interrogatori, fu condannata per eresia ed arsa viva. Giovanna fu bruciata sul rogo nella piazza del vecchio mercato di Rouen nel 1431 rimanendo sempre fedele alle sue voci e al suo credo, non cedendo neanche davanti alle torture e al rogo. Il suo corpo fisico è stato arso ma la sua anima pura e la sua convinzione nel credere veramente in qualcosa di grande, insieme ad una meravigliosa forza di volontà, sicuramente nessuno le poteva distruggere, neanche il fuoco.
Carlo VII non provò ad alzare neanche un mignolo per aiutarla.
Nel 1920 la Chiesa con Benedetto XV la proclamava Santa.
Questo è un esempio, anche se amplificato dal momento storico, di una donna che, quando crede in se stessa può veramente ottenere l’impossibile.
Parola d’ordine: CREDERE CON FORZA.
Il significato del nome è ebraico e significa “Dio ha avuto misericordia” o “Dono del Signore”.


la donna che amo
Data:  6/9/2013   |    © RIPRODUZIONE RISERVATA            STAMPA QUESTO ARTICOLO            INVIA QUESTO ARTICOLO


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