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Ritorno al tempo che non fu, di Alessandro Pierfederici. Conoscenza e speranza

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NAPOLI - Ritrovare se stessi riscoprendo il tempo che non fu: quello della conoscenza e della speranza. Sull’agenda degli appuntamenti è il caso cercare in rosso la data di mercoledì 12 giugno 2013 alle 18. Infatti, in quella data alla Libreria Treves in Piazza del Plebiscito, 11/12 si svolgerà la presentazione del romanzo “Ritorno al tempo che non fu” di Alessandro Pierfederici (Edizioni del Leone). All’incontro, moderato da Maurizio Sibilio, interverranno Pasquale Esposito e Tjuna Notarbartolo. Letture di Mariarosaria Riccio. Sarà presente l’autore. L’evento è a cura di Monica Florio e del Centro Studi Michele Prisco.
Come si ritorna da un tempo che non fu?

RITROVARE SE STESSI ATTRAVERSO LA CONOSCENZA E LA SPERANZA
Ci si ritorna ritrovando la propria identità, superando lo scoglio del dolore, quello della perdita di senso, saltando attraverso un baratro che si apre sotto i nostri piedi. Il protagonista di questo libro, a forte componente autobiografica, come sottolinea l’autore, è un uomo che naviga a vista nell’esistenza per ritrovare la propria identità ed il proprio ruolo nella vita. E’ disilluso dalle esperienze professionali e sentimentali, giunto sull’orlo del suicidio, dal quale viene distolto da un evento misterioso e apparentemente incomprensibile che avviene di fronte a lui, o forse dentro di lui. In una sorta di percorso iniziatico, egli ritrova i valori della natura, dei sentimenti, dell’umanità. Ritrova il senso della vita da cui l’aveva distolto un’esistenza quotidiana che va troppo di fretta e tutto macina e distrugge nella sua folle corsa. Lui assurto a salvatore e simbolo di tutti coloro che vagano alla ricerca di se stessi, guida per tutti coloro che non sono ancora riusciti a compiere questo percorso verso la propria casa dell’anima, capace di superare il male vissuto, redento da una rinnovata consapevolezza, figlia di esperienza, riflessioni ed emozioni, che gli dona una nuova forza. Come ribadisce Pierfederici il possibile punto d’incontro da perseguire, che si può raggiungere attraverso la fede o attraverso la conoscenza razionale, è sempre quello di migliorare l’esistenza. Salvare se stessi infondendo speranza anche negli altri, porsi obiettivi di comprensione, prima relativi all’esistenza umana e poi alla dimensione spirituale. Obiettivo: tentare di spiegare e capire l’essenza, il significato e le dinamiche della realtà naturale, storica, sociale, psicologica.
“Conoscenza e speranza, a mio avviso – spiega l’autore - sono due facce della stessa medaglia, che potrebbe portare il nome di ‘benessere’, inteso nella sua più alta accezione: vivere la propria vita alla ricerca del bene migliore possibile per sé, compatibilmente con il bene comune”.
Protagonista è il dialogo continuo tra conoscenza razionale, frutto dell’umana esistenza, della memoria e dell’esperienza, ed un anelito mistico.

VIAGGIO GEOGRAFICO E DELL’ANIMA
Nella struttura narrativa, poi, secondo le parole dell’autore, il mito assume un ruolo chiave con riferimento a ritualità e colori ricorrenti, ma anche come fonte di conoscenza primordiale ed iniziatica.
“Gli elementi naturali nei quali si colloca la vicenda – chiarisce Pierfederici - presentano la duplice funzione di luogo reale e geografico e luogo simbolico, immaginario ed interiore, un luogo dell’anima. Il fiume segna il percorso del protagonista ma nello stesso tempo è immagine del corso della vita e della storia, è separazione di mondi e, attraverso il ponte, unione degli stessi. Il bosco misterioso in cui egli si perde è la ‘selva oscura’ dello smarrimento interiore e il luogo attraverso il quale l’uomo affronta le prove iniziatiche che lo trasformeranno, rendendolo degno di appartenere alla propria vita. La luna è l’elemento misterioso e materno che scende ad ammantare i dolori e gli affanni degli uomini, in una visione romantica, ma che si riallaccia anche agli antichi culti della divinità femminile. In tal senso la scena notturna del protagonista che chiede alla luna le ragioni dell’esistenza umana diventa anche simbolo di attesa di rinascita: il mistero della notte è come il mistero della gestazione”.
L’elemento artistico si muove tra il linguaggio musicale e quello dell’arte figurativa e descrittiva, che viene declinata attraverso le descrizioni minuziose degli scenari naturali.
“In particolare – evidenzia l’autore – la meticolosità con la quale ho affrontato le descrizioni degli ambienti naturali, risponde all’esigenza di ‘visualizzare’ l’elemento che accompagna il protagonista nella sua trasformazione: la natura è di fatto un grande specchio della sua anima, e la narrazione descrittiva risponde all’esigenza di far sentire la forza di questa spinta verso una nuova vita, frutto di quella vecchia, come il seme che deve morire per far germogliare la nuova pianta”.
Ad accogliere il lettore (che lo accoglie a sua volta nella propria esistenza) un finale aperto dove egli stesso, attraverso le tante interpretazioni possibili, figlie della propria esperienza di vita, delle proprie convinzioni ed emozioni, diviene protagonista e dona completezza alla storia stessa.
Come spiega Pierfederici, il finale aperto è stata una scelta ben precisa, che si pone a suggello di un romanzo nel quale ciò che è nascosto fra le righe è forse altrettanto importante di quanto è stato scritto.

di Tania Sabatino

sabatino napoli campania


Data: 11/6/2013
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