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La Donna che "Amo" è Patrizia Tomasich. Firmato Ilaria Catastini

fallai-vogue-tomasich-Donna-Amo-Patrizia-Tomasich-Firmato-Ilaria-Catastini ROMA - Cinquew.it ha chiesto alle donne italiane un contributo scritto su una figura femminile apprezzata per le sue gesta, il suo coraggio, la sua cultura. Anche non più tra noi. Di seguito l'intervento di Ilaria Catastini.
Dalle passerelle dell’alta moda al Museo dei Bambini di Roma: storia di Patrizia Tomasich, una donna che trasforma i sogni in realtà. La vedi arrivare a passo svelto, scarpe da ginnastica, jeans e maglietta, capelli sciolti, senza un filo di trucco.

Patrizia Tomasich, 54 anni, è una donna forte, volitiva ma allo stesso tempo semplice, accogliente, a tratti quasi umile. Passa con grande naturalezza da una riunione in Campidoglio, ad un sopralluogo al quadro elettrico; da una trattativa con un grande sponsor, al gruppo vociante di bimbi in visita scolastica; da un incontro con gli architetti, al banco della biglietteria, se la ragazza addetta si è allontanata un attimo e i visitatori attendono in coda.

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Patrizia è la Presidente del Museo dei Bambini di Roma Explora, un gioello nel cuore della Capitale, a due passi da Piazza del Popolo, un’isola magica, divertente e dolcissima di creatività e apprendimento attivo, un laboratorio di educazione innovativa al passo con le più avanzate tendenze internazionali, che lei stessa ha pensato, progettato, creato e portato ai primi posti in Italia. La sua storia è avvincente.

Nasce nel Veneto, prima di 6 figli, figlia di un ingegnere chimico e vive i primi anni di vita a Verona, dietro l’Arena, ascoltando l’eco delle grandi opere, dei grandi concerti. Studi classici, famiglia tradizionale, ma tanta voglia di scoprire il mondo, così che a 18 anni sceglie una strada difficile, seppur seducente e va a lavorare come modella alla maison Valentino. Due anni a Roma, poi a Parigi, dove resta per due anni sempre lavorando come modella e continuando a viaggiare tra Parigi, Roma e New York.

E’ a Parigi che Patrizia conosce David Zard, astro nascente dell’industria della musica, il grande impresario che ha portato in Italia i più grandi nomi della musica internazionale. L’amore sboccia subito, i due iniziano a frequentarsi, presto il loro legame diventa indissolubile.

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Decide di tornare a Roma e, mentre continua la sua professione di modella, inizia a lavorare a una linea di vestiti in collaborazione con una sartoria teatrale insieme alla sua amica Arianna D'Aloia. La linea si chiama “Teatro” perché ispirata alle scenografie teatrali, ai materiali che in teatro si usano: anticipando di trent’anni un trend che oggi impazza, le due amiche disegnano e realizzano abiti e accessori recuperando tessuti e materiali dalle sartorie e dagli allestimenti teatrali arrivando a vendere anche all'estero.

L'esperienza dura solo un anno e mezzo, ma le due amiche non demordono e si inventano una linea di make up con il grande truccatore del cinema Rino Carboni, un artigiano degli effetti speciali che ha lavorato con i più grandi registi del tempo, Fellini incluso. Il make up era montato su tavolozze da disegno, il nome evanescente, come la bellezza: Moon Makeup.

Anche questa impresa dura lo spazio di qualche stagione perché Patrizia, a 25 anni, inizia a lavorare con David, nel merchandising del grande marchio Zard. Da lì all’universo dei media il passo è breve: Patrizia inizia a seguire l’ufficio stampa dei concerti, degli artisti italiani, poi degli artisti internazionali.

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Patrizia si lancia in una professione nuova, che peraltro allora praticamente non esisteva; la inventa, costruisce un modello organizzativo che richiama l’attenzione anche di altri impresari, che si rivolgono a lei richiedendo la sua consulenza. Patrizia getta così le basi di quella che sarà la sua terza impresa, una società con l’amica Paola Scarsi, di nome Sibelius, dedicata agli uffici stampa dei grandi artisti musicali in tournee in Italia.

Nel frattempo, però, qualcos’altro cambia il corso della vita di Patrizia: il figlio Clemente, che nasce nell’’89, esattamente il giorno della caduta del muro di Berlino. Seguendo la volontà del marito, ebreo israeliano, Patrizia, pur essendo atea, decide di allevare Clemente secondo i dettami della religione ebraica. Negli anni del Rabbino Toaff è data possibilità anche ai figli di madri non ebree di entrare nella comunità ebraica (oggi non è più consentito). Patrizia non si converte all’ebraismo, ma rispetta, in tutti i rituali dentro e fuori casa, il credo di David e della sua famiglia, stretti osservanti.

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La sua impresa Sibelius cresce con successo, ma nel ’94 avviene qualcosa che fa cambiare di nuovo rotta alla vita di Patrizia: legge su una rivista un articolo sull’apertura del primo museo dei bambini a Halifax, vicino a Londra, nello Yorkshire. Decide di andarci, insieme all'amica Paola. Vi si fermeranno una settimana e torneranno in Italia con un nuovo progetto in testa.

Era un mondo che in Italia ancora non c'era, anche se vi erano già i semi: dopo il ’95, infatti, aprirà la città dei bambini di Genova, e poi la città dei bambini di Napoli.

Patrizia disegna un progetto, ne immagina le fonti di finanziamento: scrive all’allora sindaco Rutelli e presenta la sua proposta, corredata dalle disponibilità degli sponsor, chiedendo un'area comunale per realizzarla.

Rutelli annuncerà solo qualche mese dopo, nel dicembre del ’95, la nascita del Museo dei Bambini presso l'allora zoo, oggi Bioparco. L’area dello zoo verrà definitivamente sostituita, nell’8 marzo del ’96, con quella dell'ex deposito dell'Atac in via Flaminia: il 23 maggio dello stesso anno, Patrizia firmerà il protocollo con il Comune e nel novembre del ‘98 aprirà il cantiere e verrà creata, per la gestione, la “Museo dei Bambini Società Cooperativa Sociale Onlus”, Cooperativa senza scopo di lucro, a maggioranza femminile, che conta oggi 33 soci, e un bilancio in attivo.

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Oggi Explora è il primo Children’s Museum privato non profit, una struttura permanente dedicata ai bambini (0/12 anni), alle scuole e alle famiglie che rappresenta un’importante occasione di conoscenza, gioco e socializzazione in un ambiente ricco di stimoli, progettato secondo i più attuali principi della psicologia che attribuiscono all’apprendimento 'sul campo', un ruolo fondamentale nel processo di sviluppo cognitivo.

Explora è in rete con oltre 300 Children’s Museum di tutto il mondo ed è collegato all’ACM, Association of Children Museums (ex AYM), a Hands On! International, l’associazione europea corrispondente, network di tutte le realtà museali europee rivolte all’infanzia e membro di Ecsite, il network europeo dei centri e musei scientifici.

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La missione di Explora è di incoraggiare e aiutare il naturale desiderio di apprendimento che è in ogni bambino con proposte ed esposizioni stimolanti, in grado di suscitare atteggiamenti positivi verso l’interazione culturale, la cooperazione, il rispetto per gli altri e per l’ambiente. La filosofia è quella di offrire a genitori e bambini la possibilità di vivere insieme questa esperienza e avvicinare i bambini e gli adulti ai temi della scienza e della ricerca promuovendo cultura, conoscenza e nuove tecnologie.

Oggi il Museo Explora sta per lanciare una grande campagna di raccolta fondi a sostegno dell’ampliamento delle strutture espositive, ed è su questo progetto che Patrizia Tomasich sta investendo da diversi mesi le sue energie. “La cultura nasce, e va avanti, e si fortifica se ci sono imprenditori che ci credono, perché il ruolo dello Stato ormai non può più bastare” – dichiara Patrizia. “In Italia non c'è molta imprenditorialità nel settore culturale museale, ma soprattutto non c'è interesse da parte della classe politica verso l'infanzia. La politica non mette al centro dei suoi programmi i cittadini del futuro”.

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Il Museo dei bambini, in effetti, se ci si pensa, è davvero in controtendenza rispetto al dilagante livellamento culturale di cui il nostro Paese è stato vittima negli ultimi vent’anni. Abbassamento del livello di qualità della formazione, depotenziamento della scuola pubblica, difficile accesso all'università, scarsità di servizi alla famiglia che costringe molti bambini a trascorrere più tempo del dovuto davanti alla televisione: il risultato è un impoverimento del livello culturale del Paese. Oggi più che mai c'è bisogno di tornare a una visione di lungo periodo, a un progetto di medio e lungo termine che crei l'inversione di tendenza rispetto al decadimento culturale in corso.

Esperienze come questa di Explora sono “gioielli di famiglia” non solo da tramandare, ma da custodire, mostrare e di cui Roma e l’Italia possono andare orgogliosi. Patrizia lo sa, ne è consapevole, ma la sua praticità le consiglia sempre di andare al sodo: c’è il riscaldamento da sistemare, il programma dei corsi per le scuole da preparare, il progetto europeo da ultimare, i fondi da raccogliere per il nuovo padiglione. Ben venga la buona politica, se saranno interlocutori visionari e capaci. Intanto noi andiamo avanti.


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Data:  24/2/2013   |    © RIPRODUZIONE RISERVATA            STAMPA QUESTO ARTICOLO            INVIA QUESTO ARTICOLO


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