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Imprenditore vicino a banda della Magliana e mafia, confisca da 26 milioni

guardia finanza mafia1 ROMA - Beni mobili ed immobili per un valore complessivo di circa 26 milioni di euro sono stati confiscati dai finanzieri del Comando Provinciale di Roma agli eredi di un imprenditore romano, già condannato per i reati di usura e riciclaggio. Il provvedimento, delegato dalla Corte di Appello di Roma ed eseguito dalle Fiamme Gialle del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria della Capitale, conclude un procedimento per l’applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale nei confronti di SBARRA Danilo, notissimo immobiliarista romano, pluripregiudicato, deceduto nel 2006.
All’esito del lungo iter processuale, che ha visto l’intervento anche della Suprema Corte di Cassazione, è risultata assolutamente provata la qualificata pericolosità sociale dello SBARRA Danilo.
Inserito da circa trent’anni in contesti criminali dediti soprattutto alla commissione di reati quali l’usura, la bancarotta fraudolenta ed il traffico internazionale di stupefacenti, la vigorosa ascesa economica dell’imprenditore è risultata indissolubilmente legata al suo ruolo di riciclatore, non solo per conto di noti gruppi criminali operanti nella Capitale, quali la “Banda della Magliana” e la “Banda della Marranella”, ma anche di esponenti di spicco di “Cosa Nostra” siciliana e della “NUOVA FAMIGLIA” di matrice camorrista, da qui il nome dell’operazione.

Nel dettaglio, i collaboratori di giustizia Pasquale GALASSO e Maurizio ABBATINO segnalavano come SBARRA Danilo fosse persona molto vicina al noto Pippo CALÒ.
Sul punto, già Salvatore CONTORNO, figura di rilievo di “Cosa Nostra” e collaboratore di giustizia, qualificava il CALÒ come persona legata alla mafia “vincente” dei “GRECO-RIINA”, e referente, in Roma, del crimine organizzato mafioso, con interessi nella “SBARRA COSTRUZIONI”, impresa all’epoca titolare di numerosi cantieri nella Capitale.
Lo stesso CONTORNO narrava di essere giunto a Roma per rintracciare il CALÒ, allo scopo di vendicare la morte di Stefano BONTADE, riconosciuto capo di “Cosa Nostra” prima della violenta ascesa dei corleonesi di RIINA, apprendendo che costui investiva, nel settore immobiliare, i proventi dei traffici illeciti avvalendosi “di un tale SBARRA come prestanome”.
Ancora, i collaboratori di giustizia Antonio MANCINI e Maurizio ABBATINO, segnalavano lo SBARRA come persona impegnata nel riciclaggio delle risorse illecite nel settore immobiliare e nell’attività usuraria.

Il collaboratore Pasquale GALASSO riferiva, invece, dell’attività di riciclaggio svolta dallo SBARRA in favore di MALVENTI Antonio, figura apicale dell’associazione camorristica denominata “NUOVA FAMIGLIA”, per conto del quale il proposto, negli anni ’80, secondo il narrante GALASSO, aveva realizzato degli investimenti immobiliari, anche nella Repubblica Dominicana, assicurando supporto logistico ad affiliati, anche latitanti, in Roma, per realizzare gli obbiettivi criminosi dell’organizzazione.
Analogamente, altro collaboratore riferiva dei collegamenti del proposto con esponenti della “Banda della Magliana” che, per tramite dello SBARRA, investivano i proventi del traffico di stupefacenti e dell’usura nel settore immobiliare.
Parimenti, all’esito delle indagini svolte dal G.I.C.O. sono stati ricostruiti enormi flussi finanziari intercorsi, a fare data sin dall’anno 1996, tra lo SBARRA e Rolando GAGLIETI, esponente di primario livello della “Banda della Marranella”.

Attività delittuose che hanno permesso non solo il mascheramento dei proventi illeciti, ma altresì garantito un’elevata produttività, con beneficio sia per le associazioni mafiose finanziatrici che per lo stesso SBARRA, permettendo l’accumulazione di un imponente patrimonio immobiliare e mobiliare.
In sintesi, con l’operazione odierna i Finanzieri hanno sottoposto a confisca n. n. 47 unità immobiliari site a Vieste (FG), n. 2 terreni siti a Sabaudia (LT) ed un terreno sito a Latina, n. 7 unità immobiliari a Sabaudia (LT), n. 5 autovetture, quote societarie di n. 7 società operanti nel Lazio e conti correnti per un valore totale di stima pari a € 26.118.725.
Il provvedimento ablativo, emesso dalla II Sezione Penale della Corte di Appello di Roma, riconosce la bontà delle investigazioni esperite dalla Procura della Repubblica di Roma, diretta dal procuratore Giuseppe Pignatone, e materialmente condotte dal Sost. Proc. Dott. Luca Tescaroli, confermando come il Lazio e la Capitale costituiscano terreno fertile per il reinvestimento degli illeciti profitti di tutte le organizzazioni criminali di stampo mafioso.

L’operazione in esame, da ultimo, si inquadra e perfettamente interpreta la volontà del Comando Generale della Guardia di Finanza e del Comando provinciale della Guardia di Finanza della Capitale di attribuire valenza strategica all’aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati dalle mafie, soprattutto in territori “fisicamente” lontani dalle zone di origine e per ciò stesso più facilmente permeabili dalla violenta e pervasiva arroganza economica delle organizzazioni mafiose.

Guardia di Finanza di Roma
Data:  12/12/2012   |    © RIPRODUZIONE RISERVATA            STAMPA QUESTO ARTICOLO            INVIA QUESTO ARTICOLO


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