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La Donna che "Amo" è Maria Cumani. Firmato Miriana Ronchetti

cumani-ronchetti1 ROMA - Cinquew.it ha chiesto alle donne italiane un contributo scritto su una figura femminile apprezzata per le sue gesta, il suo coraggio, la sua cultura. Anche non più tra noi. Di seguito l'intervento di Miriana Ronchetti.
La donna che amo è Maria Cumani. Perché…. L’idea del suo stile, il suo modo di vivere mi dà la stessa libertà che provo quando guardo il cielo, mi dà la forza di pensare che attraverso l’arte, percorrendo quella sottile e incerta linea stesa nel vuoto quasi fosse come un filo alto nel cielo, come un esperto e magico equilibrista, come soltanto un angelo saprebbe fare…mi da la speranza di pensare che esiste ancora una possibilità…una via d’uscita nell’arte, nelle nostre passioni. Scrive Maria Cumani nel libro “L’arte del silenzio” edizioni Spirali, a cura di Delfina Provenzali con la prefazione di Giovanni Raboni: ”La mia vera vita è nell’arte: ciò che più amo è danzare, scrivere, sognare, contemplare e conversare: natura, arte, poesia e …farmi consolare”.
Ho conosciuto l’artista Maria Cumani attraverso alcuni suoi scritti, pagine di diario, poesie, attraverso le innumerevoli fotografie e immagini che Alessandro, suo figlio, mi ha mostrato e affidato con grande fiducia, parlandone con sconfinato amore e ammirazione; immagini della vita privata e pubblica dell’artista, della madre, della moglie, dell’anima che ancora oggi vuole esprimere il suo impegno per la vita, nonostante tutto,sfiorando con cautela come un testimone muto,il confine tra la vita visibile e quella invisibile.
Da subito ho visto in lei una specie di “Giovanna d’Arco” con tratti del carattere ben accorpati: determinata, coraggiosa, anticonformista, con una volontà ferrea (nonostante in certi scritti lei dichiari il contrario ma intanto lo scrive e quindi applica la grande volontà…), innovativa, creativa, amante del bello e dell’imprevedibile, indagatrice di sentimenti e profonda nell’individuarli per poi metterli, fondendoli tra loro, nell’arte della sua danza, luogo per lei, sacro e inviolabile.
Quante immagini riaffiorano osservando questa eterea fanciulla, mai invecchiata nell’animo … riferimenti e collegamenti al mondo dell’arte, della danza, del cinema, della cultura, a grandi nomi del novecento. Salvatore Quasimodo, unico e grande amore della sua vita, con il quale si sposò e da cui ebbe il “bambino” Alessandro, scrive nel 1954 in una recensione a uno spettacolo di Maria: ”…abbiamo riconosciuto in lei una vita che non diventa retorica attraverso l’espressione, che non è mai romantica né espressionista… essa ci ha dato molto, moltissimo, vincendo con i suoi soli mezzi, senza scenari, senza riflettori, senza grandi orchestre. Anche i costumi da lei creati servono soltanto a portarci dentro alla visione del mondo che ella ci vuole rappresentare. La sua arte non è monotona, non è pittoresca ma unitaria. La sua tecnica è precisa e severa, lontana da ogni virtuosismo. Maria Cumani non è una ballerina ma una danzatrice, che crea con una fantasia viva e fervida che ci rassicura della sua verità e del consenso suo al sentimento degli uomini”.
Perché io “amo Maria Cumani”? Non saprei…come dire, perché una persona ti attrae più di un'altra? Forse perché è un mirabile esempio per chi, oggi, ha scelto di non mettere confini alla propria esistenza, cercando di scavalcare vette irraggiungibili come trasformare una grande passione in un lavoro. Amo Maria perché si inventava la vita ogni giorno decorandola con l’energia della fantasia, perché amava il luogo “dell’infanzia” difatti la sua più grande preoccupazione, da ragazzina, era legata al fatto che “ si cresce”…purtroppo. Lei, credo, sarebbe stata la rosa sulla terra per quel meraviglioso “piccolo principe”. Amo Maria perché è la madre di un uomo che amo, un grande amico che sa ancora giocare e meravigliarsi come un bambino ... Amo Maria perché ha interpretato “una meravigliosa zingara” nel film “le fate” di Mario Monicelli, una bravissima Isadora nel film “Aquero”, 1994, di Elisabetta Valgiusti, un’elegante visitatrice nel film” Giulietta degli spiriti” di Federico Fellini, 1965…e quanto altro lavoro!
Brera, 1935: Scrive Maria: ”una sola cosa è necessaria: sentire”.
Amo Maria perché abbraccia gli alberi, come faccio spesso anch’io, per prenderne forza, perché nella natura c’è la possibilità di sentirsi protetti e sicuri.
Amo Maria perché spesso si assenta per trasferirsi nel mondo dell’assenza, unico luogo dove è possibile riconciliarsi con se stessi.
Lei amava “sostare nel luogo dell’assenza”, addentrarsi nel mondo interiore, nel tentativo di sfiorare per un solo attimo quella forza misteriosa e “viva” che pulsa nella linfa vitale di ognuno di noi.
Lo svilupparsi dell’arte in questa donna, Maria Cumani, nella quale tante donne artiste di oggi potrebbero a tratti riconoscersi, potrebbe essere di esempio. Perché di arte si parla! L’arte di “annullare le sovrastrutture” per far emergere l’anima. L’arte di tradurre un silenzio che reclama amore. L’arte di esprimere tutta la sofferenza e tutta la speranza in una magica alchimia di parole e di gesti. Parole che nascono dall’anima e mettono voglia di percorrere la via di una vita interiore, unico luogo dove si placa il travaglio dell’esistenza.
…Io insegno teatro terapia e scrivo commedie, il mio mondo, nel quale cerco di esprimere il mio sentire; lei mi ha insegnato che si può con la tenacia, senza paura, far nascere un nuovo sentire.
Data:  9/8/2012   |    © RIPRODUZIONE RISERVATA            STAMPA QUESTO ARTICOLO            INVIA QUESTO ARTICOLO


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