| Mannoia: Calò, Riina e Madonia investivano soldi in Vaticano e ad Aruba |
ROMA - Dagli atti del processo di Palermo (fine anni Ottanta e metà anni Novanta) contro il senatore a vita Andreotti, in particolare nelle pagine che fanno riferimento a “I Rapporti tra il Sen. Giulio Andreotti e Michele Sindona”, oltre a dichiarazioni di collaboratori di giustizia sui legami tra Sindona e cosa nostra si ricostruiscono anche alcuni collegamenti con il Vaticano.
“Le dichiarazioni di una pluralità di collaboratori di giustizia convergono nell’affermare che Michele Sindona svolgeva attività di riciclaggio nell’interesse dei massimi esponenti dello schieramento “moderato” di “Cosa Nostra”, facente capo a Stefano Bontate e Salvatore Inzerillo – si legge dalla documentazione processuale -. In proposito, il collaborante Mannoia all’udienza del 4 novembre 1996 ha riferito quanto segue:
P.M. NATOLI: Ha sentito parlare in "COSA NOSTRA" di LICIO GELLI?
MANNOIA F.: io ne ho sentito parlare come di una persona in contatto con PIPPO CALO'. In contatto con PIPPO CALO' sempre come situazione di... di investimento, come riciclaggio di denaro e come, appunto, investimenti di denaro che facevano capo a PIPPO CALO', a TOTO' RIINA, a FRANCESCO MADONIA e addirittura anche vi era di mezzo Padre COPPOLA, AGOSTINO COPPOLA. So che avevano investito anche alcune grosse somme di denaro anche all'interno del VATICANO.
P.M. NATOLI: all'interno del VATICANO che cosa significa? MANNOIA F.: ...attraverso la BANCA DEL VATICANO.
P.M. NATOLI: attraverso la BANCA DEL VATICANO. Da chi ne sente parlare di questo?
MANNOIA F.: da STEFANO BONTADE.
P.M. NATOLI: senta, di altri investimenti o perlomeno di altri canali di investimento, con riferimento a STEFANO BONTADE lei ne sente parlare oppure no?
MANNOIA F.: sì, durante il periodo del traffico dell'eroina, vi è stato un periodo in cui si è lavorato moltissimo, su questa sostanza e molta eroina, la maggior parte dell'eroina veniva spedita negli STATI UNITI appunto a JOHN GAMBINO. E io so che attraverso JOHN GAMBINO e SINDONA e STEFANO BONTADE e SALVATORE INZERILLO, hanno effettuato dei grossi investimenti su hotel, su terreni e anche su delle finanziarie, sia nell'isola di ARUBA, sia anche in FLORIDA.
P.M. NATOLI: nell'isola di?
MANNOIA F.: ARUBA. Io in un primo tempo avevo dichiarato perché non mi ricordavo bene, CUBA, ma durante la mia permanenza negli STATI UNITI e geograficamente appresi che il nome dell'isola ARUBA e allora questo mi illuminò la mente nel ricordare che era l'isola di ARUBA.
P.M. NATOLI: scusi, lei ha fatto ora un riferimento geografico. Mi consenta allora questa domanda. Lei sa dove si trova l'isola di ARUBA?
MANNOIA F.: sì, l'isola di ARUBA si trova di fronte, di fronte alla FLORIDA.
P.M. NATOLI: quindi gli investimenti vennero fatti in FLORIDA e nell'isola di ARUBA.
MANNOIA F.: sì.
P.M. NATOLI: Vuole ripetere di nuovo i nomi degli uomini d'onore o, comunque, dei trafficanti di stupefacenti che erano in società con SINDONA?
MANNOIA F.: era JOHN GAMBINO, STEFANO BONTADE, e SALVATORE INZERILLO.
Avevano creato questo, questo monopolio, questa società che veniva raffinata in SICILIA da me, dai VERNENGO questa eroina e che quindi poi veniva spedita negli U.S.A. a JOHN GAMBINO. Da lì veniva smerciata e parte del grosso guadagno rimaneva negli STATI UNITI per essere investito. Altri soldi rientravano per l'acquisto della nuova morfina.
P.M. NATOLI: senta Signor MANNOIA, per farci capire in che ordine di grandezza finanziaria ci muoviamo. Che cosa può dire lei, ha un'esperienza diretta su questi valori. Che quantitativi erano di eroina che veniva smerciata negli STATI UNITI e quindi che ricavato economico se ne aveva.
MANNOIA F.: beh, posso dire che io lavorai per conto di BONTADE, anche... non è che lavorai solo per conto di BONTADE. Lavorai per tanti altri. Ma in riferimento al BONTADE io lavorai per conto suo sicuramente più di mille chili di eroina. Mille chili di eroina che poi erano mischiati a un taglio particolare, il quale aveva lo stesso procedimento dell'eroina.
Atropeina. Atropeina che veniva, appunto, mischiata a questa eroina purissima e veniva spedita negli STATI UNITI e quindi il guadagno era una cifra astronomica.
P.M. NATOLI: a quanto vendevate al chilo l'eroina?
MANNOIA F.: vi era una diversità di guadagni. Da un canto nostro noi che lavoravamo avevamo una percentuale (…) per ogni chilo di eroina che veniva raffinata.
P.M. NATOLI: quindi venivate pagati in natura?
MANNOIA F.: in natura. Per quanto riguarda BONTADE, INZERILLO e GAMBINO, avevano diverse società. Avevano sia da... sin dall'acquisto, poi avevano il valore effettivo del chilo in ITALIA, e poi avevano la spedizione fatta negli U.S.A., aveva già un altro valore; e inoltre, diciamo, l'eroina veniva smerciata dal JOHN GAMBINO, e quindi fatta aumentare di volume attraverso questo taglio che era fatto. Io oltre a questo, l'INZERILLO aveva una mano, aveva una sua possibilità personale, in cui io stesso assistetti per un paio di volte a dover miscelare questa eroina, che era eroina tailandese, che gli arrivava personalmente a lui; quindi durante il periodo che io lavorai con BONTADE, tra eroina che ho fatto io insieme ad altri per conto di BONTADE e INZERILLO, e eroina che arrivava dalla TAILANDIA, io credo di parlare di moltissimi miliardi investiti diciamo in alberghi, terreni e società. Potrei quantificarlo sommariamente in una...
P.M. NATOLI: scusi, ecco, cerchiamo di quantificarlo con riferimento al valore di vendita al chilo, al vostro livello.
MANNOIA F.: al chilo...
P.M. NATOLI: cioè, un chilo sul mercato statunitense quanto veniva ceduto?
MANNOIA F.: all'epoca era attorno ai centotrenta, centoquaranta e a volte anche centocinquantamila dollari.
P.M. NATOLI: al chilo.
MANNOIA F.: al chilo.
P.M. NATOLI: e ne avete, per quello che riguarda lei soltanto...
MANNOIA F.: quindi abbiamo...
P.M. NATOLI: ...commercializza... cioè lei ne ha raffinato un migliaio di chili...
MANNOIA F.: un migliaio di chili più...
P.M. NATOLI: ...più quella che arrivava dalla TAILANDIA.
MANNOIA F.: no, più ancora che vi era un... più del 20% della sostanza che costava pochissimo, che era appunto...
P.M. NATOLI: quella miscelata con l'atropeina.
MANNOIA F.: ...miscelata, quindi ancora aumentare di un 20% questa...
P.M. NATOLI: per quello che lei sa, che sorte hanno avuto gli investimenti di BONTADE curati da MICHELE SINDONA dopo la morte di BONTADE?
MANNOIA F.: io, per quello che appresi io, dopo la morte di BONTADE, durante la mia permanenza all'UCCIARDONE, il quale... condividevo la stessa cella di GIOVANNI BONTADE insieme a GIOVAN BATTISTA PULLARA', di fronte vi era PIETRO LO IACONO in un'altra cella insieme a GERLANDO ALBERTI; la moglie di BONTADE che era a conoscenza di alcuni investimenti del marito, fece sapere a suo cognato GIOVANNI BONTADE, di volersi interessare nei confronti di NINO BONTADE e di altri per poter cercare di recuperare in qualche modo il bene del marito. Perché fra l'altro il BONTADE aveva anche gioielli di famiglia, notevoli, importanti gioielli di famiglia, che custodiva nelle vicinanze... occultava nelle vicinanze della sua abitazione, nel suo terreno di proprietà, il quale era a conoscenza perfettamente il NINO BONTADE. Dopo la sua morte non si trovarono neanche questi, chiamiamoli, tesori. Io so solo che..."
di Antonio Perrinotti
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