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Malasanità a Messina, travaglio naturale trasformato in tragedia. È la politica

policlinico messina TELESE TERME (BENEVENTO) - Riguardo la vicenda della rissa in sala parto di Messina, noto con rammarico che in tanti anni non è cambiato niente, se ancora si usano le strutture pubbliche come cliniche private, dove lavorare senza sottostare a regole di sicurezza e di controllo.
Eppure già 25 anni fa, all’ospedale San Paolo di Fuorigrotta (Napoli) il primario di Ginecologia dell’epoca, per evitare abusi, aveva imposto il rispetto dei turni di guardia, per cui il ginecologo che non era in turno non poteva intervenire né in sala parto, né in sala operatoria, perché toccava al collega in servizio che ne aveva la responsabilità legale.
Nel caso di Messina, il ginecologo più giovane, non strutturato, senza avvertire il collega di guardia, aveva ricoverato la propria paziente e per accelerare il parto aveva indotto il travaglio applicando sulla cervice uterina il gel a base di prostaglandine.
Purtroppo questa sostanza spesso induce contrazioni così intense, prolungate subentranti e incalzanti da provocare una sofferenza fetale prolungata, perché non c’è il normale compenso del battito cardiaco fetale che invece si ha durante le pause tra le contrazioni fisiologiche del travaglio naturale.
Da qui le anomalie registrate dal cardiotocogramma (cioè il tracciato che registra in contemporanea le contrazioni uterine e i battiti cardiaco-fetali) e la decisione di praticare un taglio cesareo d’urgenza.
A questo punto sopraggiungeva il medico di guardia e si inscenava la discussione su chi avesse le competenze e il diritto legale ad operare nella struttura, fino a trascendere nel modo riportato dalla stampa, mentre proseguiva lo stato di grave sofferenza del feto e le violente contrazioni materne, dovute all’induzione farmacologica.
Inoltre, una volta effettuato il cesareo, poiché le contrazioni da prostaglandine possono sfiancare la muscolatura uterina e produrre atonia, si manifestava un’emorragia inarrestabile, tale da portare alla decisione dell’isterectomia per salvare la vita alla paziente.
Valutati bene gli eventi in successione, la rissa in sala parto può ritenersi un effetto secondario e non la causa principale del danno ricevuto dal feto e dalla paziente; infatti il primo momento causale è stato voler indurre un parto con l’uso di un farmaco, senza tener in giusto conto le sue precise indicazioni e gli effetti collaterali possibili, trasformando quello che poteva essere un travaglio naturale in una tragedia.
Già molti anni fa il primario accorto di Ginecologia dell’Ospedale di Piedimonte Matese (Caserta) teneva chiuso a chiave nella sua scrivania questo farmaco, per evitarne gli abusi, dato che poteva anche essere usato per indurre il travaglio abortivo di una gravidanza indesiderata. In questo modo aveva sempre il controllo della situazione e poteva sapere chi e perché ne faceva richiesta.
In conclusione è sempre il primario che deve vigilare e stabilire le regole di sicurezza del suo reparto, nell’interesse dei pazienti e degli stessi operatori sanitari, per il corretto svolgimento delle prestazioni necessarie.
E’ il primario accorto che fa la differenza ed ha la completa responsabilità della buona gestione del suo reparto.
Perciò i politici devono stare fuori dalle nomine di questi dirigenti, altrimenti se ne prendano anche la responsabilità legale, quando combinano guai per la loro evidente incapacità, per essere la persona sbagliata al posto sbagliato.

Valeria Romano
Ginecologa
Data:  5/9/2010   |    © RIPRODUZIONE RISERVATA            STAMPA QUESTO ARTICOLO            INVIA QUESTO ARTICOLO


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