ROMA - Sul contenzioso Fisco-Mondadori di cui tanto si parla, il decano del giornalismo italiano, Giorgio Bocca, dalle colonne del Corriere della Sera (domenica 22 agosto, pagina 13) così si è espresso: «Mi pare che scoprano l'acqua calda accorgendosi adesso che Silvio Berlusconi usa lo Stato per i suoi interessi personali. La verità è che da tempo viviamo in un regime non democratico, una sorta di autoritarismo morbido. Il Cavaliere fa quello che vuole. E anzi nell'editoria libraria si mostra più cauto che in altri settori».
Segue il pensiero di Ruggero Guarini* invitato da Cinquew ad intervenire su alcune delle sollecitazioni proposte da Bocca.
A proposito di Bocca: come si possono prendere sul serio le idee di un tromboncino che incominciò la sua vispa carriera con un raglio amtisemita e recentemente l’ha conclusa con un raglio filoterrorista? E che fra l’altro torna a sfoderare ogni tanto (come ha fatto pochi anni fa in un libello intitolato “Napoli siamo noi”) la sua nota, antica, gagliarda napoletanofobìa (una peculiarissima variante di razzismo alla cuneese) gabellandola per un’indignata denuncia dei mali che affliggono la nostra città?
Tutti i petardini con cui questo eterno camerata-partigiano non cessa di incrementare la propria fama di vecchio campione ormai suonato della battaglia delle idee, compreso ovviamente questo suo ultimo barrito antiberlusconiano questo suo ultimo nitrito, appartengono al più triviale dei generi similpolemici: la sparatina. Nel quale egli eccelle soprattutto per l’abbagliante fermezza con cui riesce a imprimere sempre, a ogni suo mortaretto, l’eleganza dei suoi primi botti.
Ormai circa settant’anni li separano dagli ultimi ma sia le idee che essi esprimono sia lo stile che le esprime sono esattamente gli stessi. Nel che risiede la prova più commovente della rigorosa fedeltà a se stesso di un uomo votatosi intrepidamente per tutta la vita all’arte appunto della sparata.
È una coerenza così rigorosa, la sua, che per verificare l’essenziale continuità ideale del suo pensiero basta prelevare una qualsiasi delle sue più antiche sparatelle, accostarla a una delle più recenti e cercare di scoprire che cosa hanno in comune sottoponendole a un elementare confronto.
In uno dei suoi botti più recenti (lanciato dal fortino dell’Espresso) Bocca si è dichiarato solidale col terrorismo islamista, che egli paragona alla nostra Resistenza, e del quale condivide l’obbiettivo, che ovviamente è quello di fottere il Satana americano. In uno dei più antichi (scagliato dal fortino di un giornaletto fascista del cuneese, “La provincia granda”, nel febbraio del 1942) sulla base di una dotta analisi dei Protocolli di Sion, dissertò gagliardamente sulla necessità di aiutare il camerata Hitler a impedire agli ebrei di conquistare il dominio del mondo.
Dalle date relative a queste due diverse sparate si evince che la più antica fu scritta da un pensoso giovanotto di 22 anni mentre la più recente è il parto di un vispo vecchietto ultraottantemme. Questo potrebbe
anche indurci a considerare l’una un perdonabile indizio di acerbità fanciullesca e l’altra un simpatico segno
di grintosità senile. È tuttavia evidente che il grande ideale racchiuso in entrambe – Spezzare le Reni
all’America – è proprio ciò che oggi permette all’ex-partigiano Bocca di imporre alla sua vita la figura di un grande anello uno e trino in cui il camerata che fu e il partigiano che à stato possono finalmente ricongiungersi al terrorista che vorrebbe essere oggi.
*Giornalista-Scrittore
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