| Cosa accade nella testa di una donna violentata, parole della psicologa Garozzo |
ROMA - Che cosa accade nella testa di una donna mentre questa subisce una violenza sessuale? Partiamo dal presupposto che una donna violata è una donna che subisce una violenza con più sfaccettature. La violenza fisica, il dolore, il male. La violazione di un suo confine intimo. Inoltre, viene violato un atto. Ed il senso che a tale atto si è dato per tutto il resto della vita.
Proviamo ad avventurarci nei pensieri, nelle emozioni, nelle sensazioni, nelle difese psichiche che si attivano in una donna che subisce uno stupro.
Una donna che subisce violenza è anzitutto sorpresa. La violenza la coglie comunque impreparata. Poiché lo stupro è uno stravolgimento totale di un atto che in genere riveste tutti altri significati. L’atto sessuale è un momento di incontro intimo in cui i due partner si avvicinano l’un l’altro pensando ognuno alla propria soddisfazione al proprio piacere ed a quelli dell’altro. E’ un avvicinamento affettivo che unisce. La donna in genere ancor più dell’uomo ha necessità, per vivere bene l’atto sessuale, di armonia tra i suoi pensieri, desideri, emozioni e ciò che accade con il suo partner. Lo stupro stravolge totalmente tutto ciò.
La violenza sessuale varca un confine intimo della persona.
Vediamo cosa si intende per confine. Immaginiamo intorno a ciascuno di noi dei confini immaginari concentrici come le scatole cinesi, degli strati come quelli di una cipolla. Ciascuno di tali confini o strati servono ad interfacciarci con il mondo circostante e con l’altro. A seconda del rapporto sociale che abbiamo con l’altro ci avviciniamo facendogli varcare più o meno confini, e varcando più o meno confini degli altri. Dobbiamo immaginare questo come un gioco molto variabile. In cui i confini si tolgono, si rimettono. Ogni volta che un nostro confine viene passato senza che questo corrisponda ad un nostro intimo desiderio o “autorizzazione” ci sentiamo invasi e spesso ci arrabbiamo. Ecco, in questo quadro lo stupro è un qualcosa che butta giù insieme tutti i nostri confini. Li distrugge senza che assolutamente ciò si accordi con il tipo di rapporto che noi abbiamo con la persona o le persone che lo commettono. E’ un’invasione totale. A fronte della quale si rimane assolutamente intontiti, basiti, inermi.
Di fronte a tutto ciò a volte durante la violenza le donne proprio per difendere la propria psiche dal trauma, si astraggono. Rimangono come senza anima per il tempo della violenza. Sembrano incapaci di reagire in alcun modo. Adottano inconsapevolmente una difesa estrema: quella definita freezing, congelamento. Il fingersi morti di tante specie animali più deboli. Si sentono talmente minacciate nel profondo da adottare istintivamente una difesa tipica del reale pericolo di morte. Il freezing sembrerebbe quasi congelare anche le emozioni, forse permettere di renderle meno intense, meno dirompenti, meno distruttive. Tante donne hanno avvertito dopo la violenza, proprio per essersi congelate durante, una sorta di senso di colpa per non essere riuscite a difendersi. Oltre il danno la beffa si direbbe.
Una donna violata dopo si sente sporca. Si sente stravolta ed a volte persino in colpa per non esser riuscita a difendere questo confine. C’è poi un senso di vergogna rispetto all’accaduto. Tutte queste emozioni sono legate da una parte al sovvertimento dei propri confini, dall’altro dal trauma subito. Qui per trauma intendiamo proprio l’aver toccato con mano il pericolo di vita. Come a volte succede di fronte a certe catastrofi naturali. In misura minore ma simile come quando subiamo un furto nel nostro appartamento. Gli schemi vengono sovvertiti. I luoghi che ci sembrano sicuri violati. E noi ci sentiamo incapaci di difenderci. Di fronte ad una forza più grande di noi, che non abbiamo gli strumenti per combattere. Nel caso dello stupro il luogo sicuro che viene violato è il nostro corpo. Il confine più vicino. Lo strato di cipolla più vicino al nucleo.
di Silvia Garozzo
Psicologa Psicoterapeuta
Psicologia Roma
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