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Habemus Papam di Moretti, assenza di qualunque prospettiva di fede

habemus-papam-170411 ROMA - E' nei cinema italiani e sarà in concorso al festival di Cannes Habemus Papam, il nuovo film diretto e interpretato da Nanni Moretti. Sarà tra i temi della prossima puntata di Effetto Notte, in onda su Tv2000 (canale 28 e in streaming su www.tv2000.it), il martedì alle ore 21.50 Fabio Falzone lo ha intervistato per Tg2000.
Assenza di qualunque prospettiva di fede per Habemus Papam di Moretti.
Un film, il papa e la settimana santa
Dunque, il papa è figura così centrale nell'immaginario collettivo che anche un regista laico ("ateo", precisa lui) e snob come Nanni Moretti non sa resistere alla tentazione di metterlo in scena. Meriterà allora tenere conto di questa inezia nel prosieguo del confronto tra le diverse anime che abitualmente ci tiene svegli (e allegri) in questo nostro bel Paese. Eppure, nell'Italia di oggi, carinamente evocata talora come "il giardinetto del papa" -­ per sottolineare l'influenza che avrebbe nella vita del Paese - è del tutto naturale indagare fin nelle pieghe nascoste dell'animo papale al fine di indovinarne i tormenti, senza che alcuna autorità religiosa si alzi a lamentare l'azzardo. Sarebbe peraltro un passo assolutamente sbagliato tentare di segnare i confini entro cui una coscienza laica puó muoversi. Bisogna anzi dare atto a Moretti di avere avuto la mano felice nel tratteggiare le ambasce e i dimenamenti in cui viene fatalmente a trovarsi colui che è chiamato al soglio pontificio. Gli stratagemmi, cui il regista ricorre per rendere l'idea, sono efficaci e suadenti. Qualcuno ha segnalato l'eccessiva concessione alla commedia nel dipingere i grandi elettori del papa, quei vegliardi che ammazzano i tempi morti del conclave sulla cyclette o giocando a carte. Ma, a ben guardare, c'è della simpatia anche in simile ritrattistica, per quanto abusata e demodée. Così come colpisce che il film tocchi uno dei suoi vertici narrativi nella scena che ritrae i cardinali seduti nella Sistina, ciascuno invocante in cuor suo il dono di non essere l'eletto. Forse, per Moretti, quella è una Chiesa così fuori dalla storia da non può essere neppure sfiorata dall'ansia della competizione o da lla bramosia del carrierismo. Evidentemente, il vigoroso richiamo, un anno fa rivolto da Benedetto XVI all'intera classe ecclesiastica, a emendare superbia e arrivismo non l'aveva - ­ è ben strano - ­ colpito. Già non mancano i peana elevati all'indirizzo del nuovo film morettiano, che tuttavia a noi non pare il suo capolavoro. È piuttosto una metafora allusiva, la sua, dove però l'allusione in alcuni momenti sorpassa l'allegoria e le toglie come il respiro. Anche per chi non crede, infatti, l'elezione al pontificato è una chiamata: se no, perché si ringrazia Dio per averla scampata? Dunque, c'è un Chiamante con cui fare i conti, e c'è il mistero di un giogo di cui, a un certo punto, bisogna farsi carico comunque. Nel film, le immagini iniziali sulla morte del papa sono tratte dal repertorio riguardante Giovanni Paolo II, e questi è riferimento evidente non solo per il tempo scelto al lancio dell'opera, ma in tutta una serie di altri minuziosi particolari. Eppure, se le forme sono wojtyliane, la sostanza del dramma angosciante, in cui viene a trovarsi l'eletto del film, sembra richiamare soprattutto la vicenda del suo predecessore, Albino Luciani. Era stato proprio lui, però, a raccontare che, a fargli coraggio, nel momento più critico, gli arrivò tra le mani un disegnino improvvisato dal confratello che gli era vicino di banco, dove si rappresentava Gesù avviato al calvario carico della croce. È il termine del confronto reale quello che manca, nell'immane dramma interiore evocato da Moretti: quel Gesù che chiama è, ad un tempo, quello che dà la forza. E non solo per metafora.
www.tv2000.it
Data:  17/4/2011   |    © RIPRODUZIONE RISERVATA            STAMPA QUESTO ARTICOLO            INVIA QUESTO ARTICOLO


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